Shirley Jackson, quando l’immaginario fa la storia

«La mattina del 27 giugno era limpida e assolata, con un bel caldo da piena estate; i fiori sbocciavano a profusione e l’erba era di un verde smagliante.  La gente del paese cominciò a radunarsi in piazza, tra l’ufficio postale e la banca, verso le dieci.»

Così comincia  La Lotteria, uno dei più famosi racconti del Novecento, comparso sul New Yorker lo stesso anno in cui venne scritto, il 1948 e  (forse non per caso) proprio nello stesso mese nel quale è ambientata la vicenda, precisamente il 26 giugno. Era il mese in cui i villaggi rurali, negli Stati Uniti  come in Europa, festeggiavano la mietitura. Nei primi anni del Novecento la tradizione popolare registrava ancora dei sacrifici animali all’inizio o al termine di un ciclo agrario. Ma di tutto questo il lettore del racconto di Shirley Jackson non saprà nulla benché rappresenti l’occasione storica e folkloristica nascosta nelle pagine della narrazione.  Lo dimostra la fortuna che questo “motivo”  ebbe in seguito per altri narratori come Thomas Tryon, negli anni Settanta, con La festa del raccolto.

Una bella giornata di giugno dunque, la quiete e la bonomia degli abitanti di un villaggio e una lotteria di antica tradizione, sono le coordinate in cui si inscrive la vicenda. Nel breve spazio temporale che caratterizza questo e molti altri racconti di Shirley Jackson (nella foto in basso), il lettore troverà un dialogo spiccio volto alle incombenze pratiche della lotteria e  vedrà all’opera dei bambini che ammucchiano dei sassi in qualche modo utili al sorteggio. Solo nelle ultime pagine, svoltasi la lotteria, scopriremo che la vincitrice cerca di opporsi al suo destino di sorteggiata.

La struttura dei racconti

Shirley Jackson utilizza il viso falsamente ingenuo del mondo rurale americano per capovolgerlo in un incubo: un dato strutturale che con accezioni diverse si moltiplica nella sua opera fino a farne una firma, come lo è il suo linguaggio asciutto, il dialogo spedito, il timbro lieve della frase. Ritroviamo lo stesso registro nel racconto che segue, “Lo sposo”, dove la partitura è interamente giocata sul discorso mentale della protagonista e l’occasione  da cui prende lo spunto è una lieta banalità: una donna non più giovane che, nel suo appartamento, si prepara alla cerimonia del matrimonio. La protagonista è sola, non ha comprato un vestito per l’occasione, ed è indecisa sugli unici due abiti opportuni da indossare e sull’abbinamento con una borsetta. Perde tempo ma infine esce di casa perché lo sposo non arriva… In un terzo racconto breve, “Colloquio”,  una donna sposata teme invece di essere vicina a un forte squilibrio mentale e si rivolge a uno psichiatra.

 Quando si tratta di spiegare il suo disagio, racconta con imbarazzo: « “Tutti gli altri capiscono, pare”, disse “e io no. Ecco”. Si sporse e parlando gesticolò con la mano. “Non capisco come vive la gente”.»

Il tema dell’esclusione

Chi avesse voglia di far rientrare complessivamente la narrativa dell’ autrice nel genere horror, dovrà ricredersi, pena interpretare come horror qualsiasi narrazione dove  la quotidianità non appare né razionale, né probabile.  L’anacronismo del racconto “La lotteria”, l’improbabile e ansiogena vicenda della sposa,  l’incontro e il dialogo ironico che capovolge lo specchio della follia in “Colloquio”,  rappresentano l’autentico mondo narrativo della scrittrice, così che anche i profili dei fantasmi e l’arredo gotico dei suoi romanzi più conosciuti appaiono  per ciò che essi realmente sono: un immaginario al servizio di un sentimento di esclusione quando non di trasfigurazione dell’esperienza umana. Penso in particolare a un altro racconto di Shirley Jackson contenuto  nel volume  La luna di miele di Mrs Smith ( volume Adelphi di recentissima pubblicazione che riunisce molte brevi narrazioni inedite) dove si trovano alcune storie appartenenti al  genere “fantastico” più tradizionale, intendendo con fantastico la definizione canonica di Todorov, ovvero là dove una narrazione mostra l’esitazione tra le leggi naturali e l’immaginario, o il sogno, o l’illusione dei sensi.

L’esitazione tra realtà e soprannaturale

In La luna di miele di Mrs Smith, il racconto “Pomeriggio d’estate” mette in scena due bambine che posseggono due bambole a cui sono stati attribuiti nomi e cognomi. Con loro le piccole giocano al «Popolo dei fiori», una messinscena per cui «costruivano minuscole casette di foglie ed erba, e le campanule del cespuglio accanto al portico di Jeannie erano graziose signore, in rosa e in bianco». Il dialogo si intreccia qui con il gioco finché le due protagoniste si spingono oltre il giardino in un viottolo dove si trova la casa di un’altra bambina, Tippie.« “Chissà se c’è, oggi” disse Carrie, fermandosi per guardare la finestra al primo piano. “Vedo la casa delle bambole.”» La ragazzina non compare e le due bimbe si allontanano promettendosi di chiedere alle loro mamme perché Tippie non si vede più. Ma le madri spiegano che Tippie è morta non molto tempo fa e che nella sua stanza non ci sono più giochi. La risposta di una di loro è però perentoria: «Tippie sta sempre lì nella sua stanza. La guardiamo mettere i giochi sul davanzale e poi tirarli giù. Ha un’arca di Noè, una bambola con il vestito blu e una giraffa gialla.»

Le bambole e i fantasmi

Ecco l’esitazione di cui parla Todorov dove l’immaginario delle bambine o una realtà soprannaturale innervano la narrazione. Nello stesso racconto il finale svolge un ulteriore passo ma, questa volta, verso la fantasticheria, creando una insolita omogeneità interna al dettato: l’autrice inventa cioè un dialogo tra le due bambine che verte sull’opportunità, all’indomani, di incontrarsi a pranzo e di avere il permesso per portare Rosabelle Jemima, cioè una delle bambole, sperando che nel frattempo «non le venga il raffreddore».  L’ambito dell’immaginario è il medesimo sia per il gioco delle bambole che per il profilo del fantasma; ma nel secondo caso l’esitazione tra i due mondi, nella nostra lettura, sopravvive.

Marco Conti

Shirley Jackson, La lotteria, pp. 82, Adelphi, 1° ed. 2007; euro 10,00; Shirley Jackson, La luna di miele di Mrs. Smith, pp. 279, Adelphi, 2020, euro 19,00

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