Voltiamo decisamente pagina, i giornali nel mondo di internet

Cominciamo dalla fine…O meglio, dall’eccezione. Nella vertiginosa corsa al web di giornali ed editoria, il settimanale italiano più venduto, cioè “La Settimana Enigmistica”, vive in splendida solitudine con una certezza olimpica: non è cambiato nulla. Il periodico va a gonfie vele dalla sua prima pubblicazione, quella del palindromo 23. 1. 32. Le stime di “Milano Finanza”, parlano di oltre cinquecentomila copie vendute ogni numero e un utile che risulta in crescita con un fatturato intorno ai 50 milioni. Cifre di vendita di gran lunga superiori a quelle di “Tv Sorrisi e Canzoni”. Forse perché di questi tempi di sorrisi e canzoni ne sono rimasti pochi.

Sono diminuiti invece i sacchi di lettere e di proposte di quiz spedite per via cartacea e sono proporzionalmente aumentate quelle inviate con email. Detto questo, per il settimanale la vita on line e le metamorfosi del digitale non sono risultate, per funzione, molto diverse da quella di un soprammobile. Ogni numero del giornale contiene circa 140 giochi distribuiti in 48 pagine e la rivoluzione più significativa è avvenuta con l’introduzione del colore nel 1995. Due le date nel corso di un secolo che hanno compromesso la presenza puntuale del settimanale:  il numero 607 pubblicato il 4 settembre 1943 anziché il 21 agosto (in seguito a eventi bellici) e il numero 694, uscito il 14 luglio 1945 invece che il 28 aprile, causa eventi storici. La Storia con la “s” maiuscola continua a comparire solo in verticale od orizzontale, come all’indovinello, “In Italia non c’è più”: due le caselle da riempire con “R” ed “E”.

Cose spiegate bene

Leggere questo capitolo, in fondo a COSE spiegate bene. Voltiamo decisamente pagina, è rinfrancante come una gita a Shangri-La.  Il libro de “ilPost” è infatti una silloge di micro-saggi sul giornalismo contemporaneo e per le altre 300 pagine, si incarica viceversa di raccontarci cos’è e come è cambiato tumultuosamente e problematicamente il mondo dei giornali e dell’informazione. Lo fa, occorre sottolineare, con acribia e sintesi davvero rare, affrontando un itinerario in sé accidentato, tra il baedeker per aspiranti giornalisti e il saggio storico divulgativo. Con la curatela di Nicola Sofri e testi – tra gli altri – di Annalena Benini, di Mario Tedeschini Lalli, di Carlo Verdelli, e della scomparsa Michela Murgia, si aprono in sostanza i cancelli di un mondo che parla a tutti ma che annota più domande che risposte. «Domani è diventato tra cinque minuti, e tante altre circostanze sono cambiate, ma il buon giornalismo continua a cercare di fare il proprio meglio, e avere molta paura di sbagliare», commenta Sofri in chiusura al suo editoriale.

Internet e la pubblicità

Contrariamente a quanto accade alla “Settimana Enigmistica”, gli altri settimanali italiani sono passati nel volgere di venticinque anni a un sesto della loro tiratura o peggio.  Tre sono i quotidiani che dichiarano almeno centomila copie vendute: “Corriere della Sera”, “Repubblica” e “Sole 24 Ore”. Ma in 24 anni i quotidiani nazionali hanno perso due terzi di lettori, includendo nella frazione anche quelli inerenti agli abbonamenti digitali. E tutto questo senza neppure abbordare il tema della diegesi critica dei media, quello delle fake news, o quello inerente l’influenza politica fuorviante che quasi tutti riconoscono in alcuni eventi globali sintomatici del sistema mediatico come lo è stata l’elezione di Donald Trump.  

La rete internet ha messo in crisi le due fonti principali di sostentamento dell’editoria giornalistica: i lettori e la pubblicità coinvolgendo non solo il mondo della carta ma anche quello delle radio e delle televisioni private. Più in particolare gli investimenti pubblicitari da un certo momento in poi si sono trovati davanti alla possibilità di ottenere spazi con banner e video su migliaia di siti web.  Questo contesto ha avuto naturalmente valenze molto differenti e il libro ne perlustra gli aspetti più eclatanti: dai casi storici del “New York Times” e di “Le Monde”, usciti comunque dalla crisi, alle condizioni create dal nuovo mercato nei giornali locali stranieri e italiani. 

Fatti o storytelling?

E’ noto che l’approccio formale del giornalismo italiano è sensibilmente diverso da quello anglosassone. Nel Belpaese la capacità di raccontare ha surrogato spesso non solo l’immediatezza ma anche la consistenza dei fatti. Là dove il giornalista americano verifica circostanze e modi per essere fedele a un fatto, il giornalismo italiano si orienta su di una narrazione mediata, interpretativa, narrativamente ricca. E se questo era vero in passato, lo è diventato in maniera più marcata con la scorta formale dello storytelling.  Proprio sul concetto di narrazione il libro apre una parentesi per mostrare come questa recente “vague” nasconda nella sua diffusione un modello talvolta seducente ma spesso fuorviante quando non arbitrario. Il giornalismo, insomma, può essere raccontato con arte ma se è tale si dovrebbe basare sempre sulla fedeltà ai fatti riscontrati.

Una parte non irrilevante del libro entra nel merito dell’accesso al mestiere, delle scuole,  del ruolo dell’Ordine dei giornalisti e della normativa che, negli ultimi anni, ha salvaguardato alcuni aspetti delle persone coinvolte nella cronaca dei media incappando in limitazioni su cui la discussione non sembra esauriente, come nel caso del cosiddetto “diritto all’oblio”,  dove la deindicizzazione dal web può sottrarre informazioni importanti per la ricerca della verità.  Un tema che richiama un altro carattere della stampa on line e di tutto il web.

Il futuro

Mario Tedeschini Lalli, scrive che per la prima volta il giornalismo si trova a doversi confrontare con il futuro. I giornali di carta, così come la radio e la televisione, identificavano l’effimero ma nell’universo digitale il tempo non è dato, l’informazione dura nel corso degli anni; chi scrive lo fa anche per il futuro. Questo può significare che la scrittura giornalistica dovrà allontanarsi da forme espressive allusive (dove il contesto è legato a un momento circoscritto) ed essere invece arricchita da tag capaci di consentire la ricostruzione di un contesto. Tuttavia al di fuori dai tecnicismi,  proprio questa dimensione chiama in causa l’aspetto etico della professione e la stessa legislazione tutte le volte in cui si dovrà decidere se il bene pubblico supera l’eventuale danno privato. Tanto più se la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni e censure…Come stabilisce l’articolo 21 della Costituzione. 

AA.VV. Cose spiegate bene. Voltiamo decisamente pagina (a cura di Nicola Sofri), Illustrazioni di Bianca Bagnarelli; pp. 320, ilPost – Iperborea, 2023; euro 19,00

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