Malcolm Lowry, poesie tra i vascelli e la spiaggia

Malcolm Lowry di fronte alla casa sull’oceano

«La mezza luna del pomeriggio come una suora assorta nella lettura.» Malcolm Lowry fa scrivere al suo alter ego questa nota nel racconto Ghostkeeper , pubblicato in originale solo nel 1975. In Vegliafantasmi  il protagonista passeggia con la moglie su una spiaggia dove si trova il relitto di una scialuppa, ma l’attenzione del racconto è ugualmente impregnata dalle osservazioni del personaggio-scrittore: «Cercare di trovare un’immagine per la luna diventò per Goodheart un tale problema che non poté sopportare di guardarla, e camminava guardandosi i piedi.» C’è nel racconto di Lowry la nozione dell’impossibilità di concludere davvero un’opera, nozione che fu di André Breton e che pone implicitamente lo scrittore, o il poeta, come protagonista di una  formalizzazione perennemente aperta.

Storia di un libro

Anche dopo il successo di Sotto il vulcano Malcolm Lowry continuò a scrivere e rivedere i suoi scritti, come un interminabile work in progress del quale facevano parte molte poesie che vennero pubblicate solo nel 1962 con la curatela di Earle Berney (1904-1995), poeta e amico dei coniugi Lowry. Di Berney è l’introduzione che oggi accompagna una selezione di testi lirici sull’ultimo numero di Poesia, contemporaneamente alla edizione che Nicola Crocetti manda in libreria, L’urlo del mare e il buio. Il lavoro riprende con ciò il volume di Guanda del 1972 con la traduzione di Francesco Vizioli rivista ora da Massimo Bacigalupo. 

Una parte dei manoscritti andò tuttavia persa. Non solo a causa della morte. Lowry morì nel 1957 durante un viaggio in Inghilterra. I suoi testi vennero recuperati dalla moglie Margerie Bonner e affidati all’Università della Columbia Britannica. Altri taccuini e manoscritti furono invece messi in salvo dagli amici perché, scrive Berney «durante il soggiorno dei Lowry in Europa la baracca era stata bruciata dai funzionari delle imposte e della sanità: non ne restava più traccia al pari di tutte le altre case dei suoi compagni abusivi.»

La spiaggia dove viveva (e una targhetta in memoria sui cessi?)

Lowry viveva infatti in una casetta di legno sistemata in un sopralzo sulla spiaggia di Dollarton nei pressi di Vancouver. Lo stesso posto dove, a quanto scrive Berney, sarebbe ricordato – se il programma annunciato ha trovato intanto attuazione – in maniera decisamente vergognosa: nel parco dietro la spiaggia, tra i tavoli per il picnic dove «la città che ha ignorato Lowry progetta di sistemare una targa di bronzo alla sua memoria nella parete di mattoni del nuovo cesso civico.»  Berney ha un commento sferzante ed esatto: «Il mondo in cui Lowry non riusciva a vivere annega nelle sue creazioni. Il poeta che si è annegato da solo sopravvive qui nelle sue.»

Margerie Bonner

Le poesie

“Poesia” pubblica una sequenza di 18 testi di grande energia lirica dove l’autobiografismo si coniuga con il senso di smarrimento e perdita, riscattate unicamente dagli istanti di una bellezza precaria. Corre in questa selezione, come nella silloge completa, il motivo simbolico che si riaffacciò anche nel racconto Vegliafantasmi: là la scialuppa, qui, nelle poesie, la nave squassata dal tempo, arrugginita dagli anni e «mai fiera come nell’ora del disastro». Il destino della nave identifica rimbaudianamente  l’autore.

Ecco la nave, ha i ponti di un bianco sacro,

puri come la pietra che ha raschiati all’osso.

Gli ombrinali ripuliti: il minio rosseggia

al suo posto, il sangue è sciacquato dal ponte

(da “Non troveremo il kraken se non chiamandolo per nome”)

I dettagli circoscrivono il simbolo come un’anatomia, tra il bianco dell’osso e il rosso sangue del minio, così come più oltre il richiamo alla Bibbia è qualificato come retorica e il cielo pulizia sopra lo sporco: «La sporcizia è nascosta dietro gli argani»,/ i detriti sono gettati in mare a notta fonda».

Attenti c’è il fottuto nostromo

Nella poesia “Attenti c’è il fottuto nostromo” , Lowry riprende il motivo della nave che non può fermarsi, pena la sua morte:

Una nave ferma da tempo è una cosa sporca,

cavi rugginosi, rifiuti dell’equipaggio,

filtri incancreniti; solo un puzzo nostalgico

ci ricorda le nostre ambite sofferenze;

il mare! I turni di guardia passano, le ore mettono le ali

come i gabbiani gonfi di pane.

Diciottenne,  prima degli studi classici a Cambridge, Lowry aveva viaggiato come fuochista su un cargo e da quell’esperienza nacque il suo primo romanzo, Ultramarina. Questo periodo è continuamente rivissuto nella storia delle sue opere e nelle poesie: «Finalmente la nave punta verso casa» dice il primo verso di un altro testo ma solo per dire che «I suoi fari sono rivolti, dal passato, a illuminare/ un futuro senza mistero».  Il tema romantico assume però una valenza diversa in altri scorci. “Il passato in fiore” approda con questa locuzione al suo contrario:

Non c’è alcuna poesia mentre ci vivi:

le pietre son tue, i rumori la tua mente:

i tram stridenti e ansanti, le strade che ti legano

al bar sognato dove ti disperavi,

sono tram  strade: la poesia è altrove

La nuova edizione rivisitata della raccolta

Il verso, l’autobiografismo

Nel suo percorso, il verso di Lowry trascorre da una nozione simbolica e descrittiva come in “Non troveremo il kraken se non chiamandolo per nome” , “La città di ferro”, “Il faro invita la tempesta”)  a movenze più ellittiche e soprattutto autoriflessive (“Vecchia nave in porto”, “Il passato in fiore”, “Il vulcano è scuro”), fino ai versi classicheggianti e ironici quasi come un’epistola, “Senza la notturna viverna”, dove il piacere e la libertà si spendono nel bere e «una vita ideale comprende una taverna/dove l’uomo si segga, discorra oppure pensi/ senza temere la notturna viverna”, vale a dire la bestia della mitologia popolare del nord Europa. Il cuore e filo conduttore resta  il vissuto personale, come in questi versi che abbandonano ogni rappresentazione simbolica, riflettendo sul successo del suo romanzo, Sotto il vulcano:

Questo successo è come il cataclisma,

la casa in fiamme, il boato del crollo

con travi e tetto che insieme precipitano

e tu resti inerte a subir la condanna.

La fama, come l’alcolista, distrugge la casa del cuore,

rivelando che non hai mai vissuto che per questo.

Oh, non aver sofferto il bacio traditore,

ma fallire nel buio, sprofondare in eterno.

Ma la realtà può essere qualche volta all’altezza della metafora: davvero la casa sulla spiaggia dove viveva con Margerie venne distrutta, davvero travi e tetto caddero mentre il poeta moriva altrove, davvero un’area di picnic e una targhetta (che si spera non sia mai stata collocata in quel contesto) sembrano una condanna postuma nell’epoca dell’allegro, globale e demente, me too…Con Barney ci consoliamo leggendo Lowry.

Marco Conti

Malcolm Lowry, L’urlo del mare e il buio, Pp. 192, Crocetti Editore, 2021,  euro 18,00

Poesia, Malcolm Lowry. L’urlo del mare e il buio, N.  8 Luglio/Agosto 2021,Pp. 127, Crocetti Editore, 2021,  euro 13,00

Malcolm Lowry, Vegliafantasmi, Pp. 81 Edizioni Theoria, 1990

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