Ernesto Ferrero: Napoleone un mito in venti parole

Qual era il rapporto di Napoleone con i libri? Certamente era un lettore onnivoro, che sapeva ricavare anche dalle letture più “incoerenti” ciò che era utile alla sua eloquenza, all’efficacia delle sue parole. Per il “grande corso” il libro è, infatti, una fonte di informazioni, di dati, uno strumento indispensabile per conoscere il mondo. Quando sconfitto viene esiliato all’Elba prima di partire sceglie personalmente i 186 volumi che avrebbero formato la sua biblioteca sull’isola esattamente come prima organizzava le casse di libri che lo accompagnavano nelle campagne militari. Non solo vaglia le sue letture ma anche quelle di chi lo circonda, dai famigliari ai valletti: se trova libri aperti in giro, l’Imperatore li valuta e, quando non sono di suo gradimento, li lancia dalla finestra.

N. in venti parole

Ernesto Ferrero al Salone del Libro

A questa curiosità iniziale ha fornito la risposta il nuovo libro di Ernesto Ferrero Napoleone in venti parole, edito da Einaudi per il bicentenario della morte di Napoleone Bonaparte. Ferrero si era già occupato di lui e aveva vinto il Premio Strega nel 2000 con il romanzo N. nel quale narrava i giorni dell’esilio all’Elba dell’Imperatore dei francesi.

Il nuovo saggio di Einaudi frammenta in venti parole chiave, da “Famiglia” a “Politica”, da “Comunicazione” a “Errori”, con una lingua scorrevole e con l’andamento del romanzo arricchito di citazioni e aneddoti, l’immagine dell’arbitro seduto tra due secoli veicolata da Manzoni. I secoli dell’Illuminismo e della Restaurazione con il figlio della Rivoluzione che si incorona Imperatore. La quattordicesima parola è, appunto, “Incoronazione” e racconta la giornata del 2 dicembre 1804 e l’organizzazione minuziosa dell’evento soffermandosi non solo sui retroscena del famoso quadro di David ma anche sulla regia della cerimonia affidata al pittore e incisore Isabey. Nulla con Napoleone era lasciato al caso: tutto era organizzato e pianificato, persino i suoi incontri con gli scrittori in voga al momento.

N. e le donne

Il romanzo ottenne nel 2000 il premio Strega

Le opere dedicate a Bonaparte sono ormai migliaia. Ferrero osserva che per numero sono seconde solo a quelle imperniate su Gesù Cristo. Nel corso di due secoli molti autori si sono confrontati sul “caso Napoleone” e qui vengono presentati i diversi punti di vista: da Goethe che lo definisce “la mente più grande che il mondo avesse mai visto” all’opinione non altrettanto lusinghiera di Madame de Staël, che vede il lui un abile giocatore di scacchi intento a dare scacco matto all’umanità intera.

I giudizi e i commenti della Necker, nota come Madame de Staël, scrittrice e figlia dell’ex ministro delle finanze di Luigi XVI, compaiono spesso nel saggio di Ferrero e alla voce “Donne” si apprende che l’antipatia era reciproca e che Napoleone aveva per questa dama una “avversione ringhiosa”. Il fastidio dell’imperatore per le donne intellettuali e colte, che avrebbero dovuto occuparsi della casa e dei figli, è manifesto in queste pagine,  dove si affrontano anche i rapporti con le figure femminili della sua vita: Giuseppina, Madame Mère e le sorelle, Maria Luisa, che annotava nel suo diario «gli uomini sono insopportabili, in un’altra vita non mi risposerei di certo». La seconda moglie rispettosa dell’etichetta a corte, pare venisse spesso sgridata dal consorte, che nell’adolescenza odiava tanto da infilare degli spilloni nelle sue statuette ma per il quale si disse «scossa e colpita» alla notizia della morte.

«L’amore? Una stupidaggine fatta in due»

Bonaparte considera l’amore «una stupidaggine fatta in due», riferendosi a quello di coppia, a quello sentimentale; viceversa è chiaro che Napoleone seguì una passione: per se stesso (come direbbe Madame de Staël), ma ancora di più per il potere. E la pratica del potere, come spiega l’autore, avviene attraverso l’esercizio della narrazione. L’Imperatore parvenu fu un grande comunicatore, capace di adeguare la sua conversazione agli astanti e di ridurla all’essenziale: «la vera arte dello scrivere consiste nel sopprimere tutto quello che è inutile». Ottima regola per insegnare a scrivere, nonostante egli fosse contrario alle scuole di scrittura perché il talento non si può insegnare.

Giancarla Savino

Ernesto Ferrero, Napoleone in venti parole, Pp. 266, Einaudi, euro 13, 50

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