Carnevali, una vita in bilico

Una nuova traduzione per la poesia di Emanuel Carnevali, una raccolta di Bernard Noël esclusa fino ad oggi dalle frequentazioni più assidue, i versi di Maria Teresa Horta in apertura del nuovo Poesia, rilanciato da Crocetti con gli auspici di Feltrinelli. Il quinto numero del bimestrale conferma un profilo volto a ritagliare il cuore e i frammenti della poesia contemporanea europea. Nei confronti della rivista che aveva preceduto questa edizione elegante si sono però ridotti gli apporti critici, in cerca, verosimilmente, di un pubblico più vasto: un lettore esigente ma dopotutto più propenso al sommario esistenziale dell’autore che non all’esegesi. In controtendenza rispetto a questo dato ora s’inaugura però un nuovo capitolo di attualità, la rubrica “I poeti di trent’anni”  di Milo De Angelis.

Ibello, “Dialoghi con Amin”

S’inizia con Giovanni Ibello e subito De Angelis, avverte: «Giovanni Ibello è il più antico dei giovani poeti. Il suo verso si immerge nelle origini, ha il respiro cosmico dei grandi poemi greci o indiani, è ricco di archetipi, presagi, divinazioni». Una lettura in verticale quella di De Angelis (di pochi giorni è il suo nuovo libro Linea intera, linea spezzata) che coglie nei testi di, Dialoghi con Amin,  il registro dell’urgenza e della precarietà: «è soprattutto un poema dell’imminenza ». Il dialogo con Amin ha un timbro ora solenne, ora intimo: «E’ tutto calmo/ qui è davvero tutto calmo,/ il sole è una biglia di benzodiazepine. C’è ancora un intreccio/ di gelsomini carbonizzati sulla pietra. L’estate,/ una valanga di aceto sopra i fiori. »

Il genio di Carnevali

Il mondo controverso di Emanuel Carnevali (1897-1942) nella nuova traduzione di Antonella Landi è forse la rilettura più interessante di questo numero. Poeta italiano giunto sedicenne negli Stati Uniti dove, tra un lavoro come sguattero  e un altro come cameriere, frequentò gli ambienti imagisti (McAlmon gli dedica un grande intenso ritratto in Vite da geni), divenne vicedirettore di Poetry, amico di William Carlos Williams e di Ezra Pound e venne licenziato perché saltuario nelle sue presenze in redazione. Dopo  aver  vagabondato a lungo e rigettato nella vita di lavori saltuari, fu rimpatriato  proprio dagli amici letterati quando contrasse una grave forma di encefalite letargica. Morì a Bologna in un ospedale per lungodegenti soffocato da un boccone di pane.

Ricordato alla “Columbia” nel 2014

Nel 2014 è stato ricordato negli Stati Uniti in un convegno alla Columbia University. Ma, come osservava Franco Buffoni ,  è assente (e spiace soprattutto per i curatori italo-americani, Perricone e Bonaffini) dalle oltre 1500 pagine di Poets of the italian diaspora. Certo Carnevali ha sempre scritto in inglese ma a pieno titolo dovrebbe essere citato tra i maggiori.

 
 Gli uomini vestono di blu, nero e grigio 
 e questi sono i tre colori del cielo. 
 Odio, amore e bontà si ammucchiano
 nello spazio di una giacca abbottonata senza grazia.
 Perché il cielo
 guarderà 
 così dolcemente in basso
 e chiederà a questi uomini di raccontare il come e il perché,
 queste minuscole, indaffarate cose
 sotto una giacca
 celeranno il fastidio
 e gattoneranno via
 rivestite di blu, nero, grigio – 
 bugia tricolore
 per ingannare il cielo grande,
 innocente, dallo sguardo gentile…
 ( da “Bugie colorate”) 

L’infanzia e gli anni del “maudit”

Un ultimo appunto nel merito riguarda la consueta ricostruzione della vita dello scrittore sempre – e certo senza sforzi – ricondotta alle numerose trasgressioni di una vita in bilico fra povertà e solitudine, non ultima l’espulsione dal collegio Foscarini di Venezia perché sospettato di omosessualità. Ma chi legge l’antologia editata da Adelphi negli anni Settanta, Il primo dio, nella traduzione della sorellastra Maria Pia Carnevali, legge in primis  un’autobiografia dove il poeta racconta l’infanzia relativamente felice trascorsa in Piemonte tra i campi e i vigneti, con la madre e la zia e  a cui l’autore dedica un intero capitolo di scrittura quasi mitografica.  La vita di Carnevali resta insomma geniale anche con questo rilievo dissonante rispetto al cliché del maudit ; per contro, alcuni suoi scorci lirici, senza questo riscontro risulterebbero forse aleatori. (1)

In questo numero da segnalare anche la selezione di alcuni poeti giapponesi contemporanei e le pagine antologiche dedicate a Michael Krüger.

m.c.

1) Vedi in Le Muse Inquiete, Carnevali, poeta in nero

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