Poeti dimenticati o nascosti – 12

Wanda Lins

Sans foi ni loi
sans foi ni loi
sans feu ni lieu
sans maître sans chien sans dieu
 
sans joie
 
sans toi
qui étais tout cela
 
et sans savoir pourquoi pourquoi pourquoi.
 
Wanda Lins, da “Les Monstrillons”, Albert Meynier, 1986

Roberto Sanesi



Dove l’aprile, con tutti
i pregiudizi innescati dall’autunno,
rimane appollaiato sulla groppa
della neve e per mesi, per anni.
frastagliato
da un ramo di betulla, arrochito
come una volpe,
mi dicono
che il brigante usignolo si annidava
nel folto degli argenti, dei muschi,
con un cappuccio di funghi velenosi,
nell’ocra dei cespugli, al tramonto,
e fulminava col fischio i viandanti.
Fra una nota e l’altra
una minuscola slitta ti percorre il mignolo.
 
Roberto Sanesi, da Alterego e altre ipotesi, Munt Press, 1974

Georges Scheadé

Pierre Alechinsky

L’enorme tristezza di un cavallo passeggia nelle nuvole
E tu in questa stanza
Sogni senza parola
Della più tenera infanzia di un viaggio
Sul reame dei muri

Georges Scheadé, Poésies V; XI, trad. M. Conti, da Les poèsie, Nrf Gallimard, 2008

Stefano Simoncelli

Vieranski

E’ me che sfidi scattando
sui pedali della bicicletta?
E’ per sfinirmi che inarchi distendi le reni
involandoti come fumo
nuvola dalla bionda zazzera malandra
lungo rettilinei curve di viali
che la prima caduta di piogge e foglie
ha finalmente liberato dai turisti
attardatisi ad alleviare
mali cittadini?
 
– Se è così non sopporterà
il mio cuore: arranco dietro la tua ruota
mi manca il fiato. meglio ch’io mi fermi dove
la strada un poco s’inerpica,
ch’io ritorni dove lei la previdente
l’appassionata compagna
sta preparando un balsamo di baci
e rose devastate.
 
Stefano Simoncelli, “Gareggiando con un bambino in bicicletta”, da Nuovi Argomenti, nn. 63-64, 1979,

Leonardo Sinisgalli

Si può prende la felicità
per la coda come un passero.
Si possono dimenticare i debiti
che abbiamo con il mondo.
Un lampo di beatitudine
non offende il nostro vicino.
Lui dorme sulla panchina,
il passero gli vola intorno.
Lui sogna il lebbroso
ma sentiamo che il suo male
non è contagioso.
 
Leonardo Sinisgalli, “Il passero e il lebbroso“,  da L’ellisse, Mondadori, 1974

Cinzia Soldano

Paul Klee

Non ti ho mai detto
ancora
cosa succede all’ombra
dell’albogatto?
Vieni con me una sera. Te lo dirò
all’ombra
dell’albogatto.
L’ombra dell’albogatto
è proprio
una gran cosa.
Non che si veda

né fuoco fatuo
né si respiri fiore di eliotropio
né, mai, ti accadrà di trasognare: “dolce era
il tempo/ che mi ravvolgeva
l’ombra
dell’albogatto”.
L’ombra dell’albogatto,
no,
è un’altra cosa.
Ah, l’ombra dell’albogatto…

Brilla nel fondo della scatola nera?
Somiglia all’istante dell’alzabandiera?
L’ombra dell’albogatto è dove
ti porterò una sera.

Cinzia Soldano, “L’albogatto” in AA. VV. Il grande blu, il grande nero. Transeuropa, 1988

Lucia Sollazzo

Mirtha Dermiaseche

Vedo la sorte mia in tuo colore
noctua, se al chiaro sole
sconfini, occhi e piuma d’errore
esatto il grido breve del tuo gelo.
E buia perfori il più lucente velo
del silenzio fiorito,
ardenti, infinite
leghe in fumo volando
ad incendiate lande
che in giallo sguardo miri.

Lucia Sollazzo, “Vedo la sorte mia in tuo colore” da Noctua, Manni ed. 1998

Sergio Solmi

Christophe Badani

Va facendosi il mondo d’anno in anno
sempre più bello. Nel sole arretrando
s’addolcisce e si fa minuta ed intima
la strada cittadina, come il cavo
di due mani accostate, a rivelare
il prezioso accento d’una fronda
o un frammento d’azzurro, e il verde tram
sopraggiungendo fa d’ogni stagione
primavera.
O tu lindo nitido
mondo, i tuoi queti rumori!
Domani,
giunta la sua bellezza al colmo, forse
la fragile pellicola d’un tratto
schianterà lacerata. Sarà solo
l’immenso fiore di fumo di questa
nostra storia incendiata a sollevarsi
tremando contro un abolito cielo?
Sergio Solmi, “Fermata facoltativa” (1955) da Poesie, meditazioni e ricordi, Adelphi, 1983

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