La biblioteca del secolo generazione per generazione

La prima edizione originale di Fahrenheit 451, è del 1953

Innanzitutto diciamolo chiaro: l’ultima generazione alfabetizzata con internet, i libri li vuole ancora. E lo dimostra uno dei più famosi youtuber del mondo, la giovane canadese Hailey LeBlanc che dal 2014 all’altro ieri ha realizzato circa 600 video con 150 mila abbonati per il suo canale “Hailey in Bookland”. Ma a dire il vero questo non sarebbe di per sé sufficiente. A rendere perentorio l’amore per i libri della “Generazione Z” è il fatto che, nella lista delle opere da leggere di Hailey, figura il libro culto di ogni mangiatore di libri:Fahrenheit 451. Ray Bradbury lo aveva scritto quasi settant’anni fa raccontando il terrore di una società futura dove l’omologazione era la regola e i libri venivano bruciati perché identificavano l’individuo, cioè il male.

La lista della Generazione Z

La ladra di libri dell’australiano Markus Zusak

Nel 2016 la youtuber ha infatti deciso di dedicare alcuni video ai suoi amori letterari: Top 10 Books to Read in your Life-Tim! (I dieci libri da leggere nella tua vita) contiene il Bradbury già citato ma, prevedibilmente, gli altri nove video sono dedicati a opere che la maggior parte delle altre generazioni non conosce o ha letto casualmente, con una sola eccezione: le magie di Harry Potter di J.K. Rowling. Non c’è più alcun dubbio: dopo le seduzioni di Tolkien, la saga fantastica di Rowling è un nuovo must passato alla storia.

Le altre scelte sono meno scontate ma ugualmente vicine a coniugare la letteratura pop con la storia tout court. Troviamo infatti La ladra di libri (2004) di Markus Zusak che figura al primo posto della classifica. Al secondo viene invece un libro che non ci aspetteremmo: Il grande Gatsby di F.S. Fitzgerald e al terzo John Green con Colpa delle stelle, non propriamente un classico del futuro, ma certamente le sue romantiche seduzioni con la vicenda di due innamorati, entrambi condannati dalla malattia, ricorda un best seller del 1970, Love Story di Erich Segal. Gli altri libri sono ugualmente successi popolari recenti con l’eccezione di Anne of Green Gables scritto da Suzanne Collins nel 1908 e due classici tra i più generosi entrambi di Lewis Carroll, Alice nel paese delle meraviglie e Dietro lo specchio.

Il Sessantotto tra Marquez e Pavese

La prima edizione venne stampata nel 1950

Con i Baby Boomer (la generazione degli anni Cinquanta, diciottenne nel 1968), il romanzo ebbe meno fortuna. Il catalogo delle letture importanti prevedeva i saggi di Marcuse e quelli di Gramsci, gli Scritti e discorsi di Che Guevara ( in edizione Einaudi nel 1969), le testimonianze di Carlos Castaneda tra vita vissuta ed etnografia (valga per tutti A scuola dallo stregone). Tra i narratori era ai primi posti l’esistenzialismo dissidente e gauchiste di Sartre e di Camus, poi con molti distinguo e polemiche la voce ribelle di Pasolini; infine Elsa Morante per La Storia (un best seller venduto nelle librerie universitarie come nelle cartolerie) e naturalmente Cesare Pavese prima ancora di Moravia: il primo un po’ contadino comunista, il secondo un po’ anarchico borghese nonostante la militanza e il giornalismo sulle colonne de “L’Espresso”.

Tuttavia almeno un caso letterario eclatante, e destinato a diventare un classico, nacque proprio allora con l’interesse che Feltrinelli dedicava alla narrativa sudamericana: Cent’anni di solitudine arrivò in Italia l’anno dopo la sua prima edizione in spagnolo, nel 1968.

I consigli di Ernest Hemingway

Ernest Hemingway (foto Olycom)

L’autore dei Quarantanove racconti, di consigli di scrittura ne impartì parecchi basandosi sulla sua esperienza, ma è nota una lista che gli fu quasi estorta da un violinista e scrittore in erba nel 1937, un certo Arnold Samuelson. A Cuba Samuelson cercò di intrigare lo scrittore con la solita domanda che evidentemente furoreggiava già ai tempi della lost-generation: «Quali sono i libri che tu salveresti a qualsiasi costo?». La lista di Hemingway non è sorprendente ma dice come l’attenzione per lo stile predominasse ai tempi della “generazione perduta”…Che anche in questo si mostrava decisamente radicata nella modernità.

I titoli di Hemingway sono quelli irrinunciabili: Flaubert con Madame Bovary e L’educazione sentimentale, Thomas Mann con la saga dei Buddenbrock, ma anche Joyce per Gente di Dublino e Ulisse e il Mark Twain, di Le avventure di Huckberry Finn. Decisamente meno scontata è la presenza nella lista di Guerra e Pace, Anna Karenina e, con Tolstoj, di tutti i romanzi di Dostoevskij come del classico romantico di Stendhal Il rosso e il nero.

La biblioteca ai tempi di Albertine e Breton

André Breton, Max Morise, Roland Tual, e in prima fila, Simone Kahn, Louis Aragon e Colette Tual (foto di Man Ray, Parigi, 1925)

E’ difficile immaginare oggi uno stilista che scelga di investire in una nuova biblioteca o in un catalogo di rivoluzionari privo (soprattutto) di valore monetario. Ma è quanto accade nei primi anni Venti a Parigi per iniziativa di Jacques Doucet, celebre ai tempi per i tagli dei suoi abiti, celebre per aver vestito Sarah Bernhardt. Marcel Proust fa dire alla sua Albertine (Albertine disparue, sesto volume della Recherche) che avrebbe voluto un vestito di Doucet. Ma non era la sola mondanità elegante a interessare il celebre sarto della Belle Époque. Nel 1921, Doucet mette in vendita all’asta una parte della sua collezione di abiti e investe nella sua biblioteca personale che già si occupa di arte e archeologia. Decide tuttavia di aiutare anche la letteratura d’invenzione. E’ Doucet che finanzia la rivista di un autore originale e allora sconosciuto come Pierre Reverdy che, col denaro dello stilista, dirige le pagine di Nord-Sud. E’ solo il primo tassello degli impegni futuri. Doucet chiede consiglio ad André Breton. Nel 1921 lo scrittore ha pubblicato da poco, insieme a Philippe Soupault, I campi magnetici, vale a dire il primo testo surrealista fatto di libere trascrizioni di sogni. Ed ecco allora nascere una biblioteca davvero originale: oggi contiene 140 mila manoscritti e 50 mila volumi oltre a varie riviste del primo Novecento.

I capolavori consigliati: da Sade a Bergson

Un modello del 1914

Anche con questa dichiarata liberalità, occorre tuttavia fare delle scelte. E Breton come l’amico Louis Aragon non hanno dubbi: cercano le prime edizioni di Rétif de la Bretonne, l’opera del marchese de Sade, gli scritti di Kant e di Swedenborg, del pensatore socialista Proudhon, le lettere di Bonaparte a Giuseppina, i testi delle Mille e una notte, le opere di Bergson,e naturalmente quelli dei loro ispiratori, Arthur Rimbaud e Lautréamont.

L’avanguardia surrealista trova ospitalità non solo nella biblioteca ma anche nella vita di tutti i giorni. Doucet offre a Breton e ai suoi amici un corrispettivo per le loro opere, spesso stampate in poche copie e di scarsa divulgazione. Il Manifesto del Surrealismo, sarà tra queste. Ma sarà una delle ultime. Le intemperanze del surrealismo vanno oltre quanto Doucet può accettare…Il disprezzo dei surrealisti per Anatole France non si ferma davanti alla morte dello scrittore nell’ottobre del 1924. Aragon e Breton stampano infatti un opuscolo intitolato “Un cadavre” in risposta ai funerali preparati dallo Stato per il premio Nobel. Per Doucet è troppo, l’avanguardia da quel giorno resta solo nella sua straordinaria biblioteca.

Marco Conti

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