Poeti nascosti o dimenticati – 6

Manoscritto cinquecentesco con esempli di calligrafie artistiche

Forugh Farrokhzad

Nessuno pensa ai fiori
nessuno pensa ai pesci
nessuno vuole credere
che il giardino sta morendo
che il suo cuore sotto il sole
si sta gonfiando
e la sua memoria lentamente
si svuota del ricordo del verde
e il suo seme sembra qualcosa di astratto
che si consuma in solitudine.
Il cortile della nostra casa è solo
il cortile della nostra casa
sbadiglia in attesa di una pioggia sconosciuta
e la vasca nel giardino di casa è vuota.
Piccole stelle ingenue
dall’alto degli alberi cadono a terra
e dalle pallide finestre della casa dei pesci
di notte giungono colpi di tosse.
Il cortile della nostra casa è solo
(…)
Forugh Farrokhzad, da “Mi fa pena il giardino“, trad. F. Mardani,  in Poesia n. 197, Crocetti, 2005

Sandro Florio

Ti ho saccheggiato stanotte paese di neve
barricato come una fortezza e chiuso come un monastero.
Le strade trafitte dagli zoccoli e maledette parole.
Gli strazi dell’inverno su solitarie stelle
e il tuo arruffato cielo urlante.
Ti ho saccheggiato con un’immensa espiazione
seduto su una delle tue finestre nebbiose
avvolto tra le sporche piume della mia svanita felicità.

Sandro Florio, “Poesie da casa“, Nuovi Argomenti, luglio-dicembre 1980. Garzanti https://www.garzanti.it/

Tomiyasu Füsei

Minuscolo, un fazzoletto di giardino:
malata, vi cade,
immensa,
una foglia
 
Tomiyasu Füsei, Minuscolo.
.., in Cento haiku, Longanesi, 1982

Louise Glück

C’era un melo nel cortile –
questo sarà stato
quarant’anni fa – dietro,
solo campi. Macchie
di crochi nell’erba umida.
Stavo in quella finestra:
fine aprile. Fiori
primaverili nel cortile del vicino.
Quante volte l’albero fiorì
davvero al mio compleanno,
proprio quel giorno, non
prima, non dopo? Sostituzione
dell’immutabile
per ciò che scorre, che evolve.
Sostituzione dell’immagine
per la terra spietata. Cosa
so di questo luogo,
il ruolo dell’albero per tre decenni
assolto da un bonsai, voci
che salgono dai campi di tennis…
Prati. Odore di erba alta, appena tagliata.
Come ci si aspetta da un poeta lirico.
Guardiamo il mondo una volta, nell’infanzia.
Il resto è memoria.
Louise Glück, “Nostos”, trad. M. Bacigalupo, in Poesia, N. 170, Crocetti

Mela cotogna. ill. codice medievale

Alfredo Giuliani

Fu nella calma resurrezione dopo la pioggia
l’asfalto rifletteva tutte le nostre macchie
un lungo addio volò come un acrobata
dalla piazza al monte
e l’attimo sparì di volto in volto
s’accesero i fanali e si levò la buia torre
contro la nostra debolezza
i secoli non ci hanno disfatti
 
Alfredo Giuliani, “Resurrezione dopo la pioggia”, da Chi l’avrebbe detto, Einaudi,1973

Günter Kunert

Le devastazioni più gravi
arrivano sotto la superficie e restano
dapprima invisibili.
Sprofondati i luoghi di tanti incontri.
Cave a gradoni in mezzo alle pianure
non scandagliate. A tumuli cresce l’erba
ma sotto stanno giusto tombe.
Facciate ancora ma dietro
le tendine già niente. E al legno assente
speculativa aderisce
l’impiallacciatura.
Vero non è più niente:
apri la porta
e non ti trovi in nessun posto. Apri
un libro e non contiene che parole.
Un velo ormai tuo fratello
e si muove intorno leggero
come certa carta. Quando
s’aprono i frutti
cadono mondi che mai fioriranno:
le fatiche della devastazione
hanno raggiunto il nocciolo che appare
quasi un cervello
minuscolo tra pollice e indice
facile da sbriciolare.
 
Günter Kunert, “Notizie dalla provincia”, trad. G. Cusatelli, da In viaggio verso Utopia, in Almanacco dello Specchio, n. 8, Mondadori 1979

Lettere, Art Brut

Kenneth Koch

Un giorno i Sostantivi facevano crocchio per strada.
Passò di lì un Aggettivo, bellezza oscura.
I Sostantivi ne furono colpiti, commossi, cambiati.
Il giorno seguente giunse in macchina un Verbo, e creò la frase.
Ogni Frase dice una cosa – ad esempio “Benché fosse un giorno
bigio e piovoso quando l’Aggettivo passò di qui,
ricorderò finché scampo la pura la dolce espressione
che aveva in volto lasciando la verde, vera terra”.
Oppure: “Puoi chiudere la finestra, per favore, Andrea?”
O ad esempio: “Grazie, il vaso di fiori rosa sul davanzale
di recente è trascolorato al giallo smorto per il calore
emesso dalla fabbrica di boiler che c’è lì vicino.”
In primavera le Frasi e i Sostantivi se ne stavano sdraiati in silenzio sull’erba.
Una solinga Congiunzione gridava qui e là: E! Ma!”
Ma l’Aggettivo non si faceva vedere.
Come l’Aggettivo è perso nella frase,
così sono io perso nei tuoi occhi, orecchi, naso e gola…
Mi hai stregato con un bacio solo
che non potrà mai essere disfatto
fino a quando non sarà annientato il linguaggio.
 
Kenneth Koch, “Indelebilmente”, trad. D. Abeni, da Nuovi Argomenti, n° 37, 2007.

Arte Postale

Roberto Juarroz

Si deve cadere e non si può scegliere dove
Ma c’è una forma del vento nei capelli,
una pausa del tonfo,
un certo angolo del braccio
che possiamo piegare mentre cadiamo
È soltanto l’estremo di un segno,
la punta imprevista di un pensiero
Ma basta ad evitare la conca avara di alcune mani
e la miseria azzurra di un Dio deserto
Si tratta di piegare un po’ di più una virgola
in un testo che non possiamo correggere.

Roberto Juarroz, “L’estremo di un segno” da Poesia Vertical, Catedra, 2012

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