“L’altro nome” di Jon Fosse

Jon Fosse, premio Nobel 2023

«Memoria» e «buio luminoso» sono le parole su cui vortica ossessivamente il protagonista dei primi due volumi di Settologia, intitolati in Italia L’altro nome (La Nave di Teseo), dello scrittore e drammaturgo norvegese Jon Fosse, premio Nobel 2023. La trama è semplice: l’anziano pittore Asle, rimasto vedovo nel piccolo paese di Dylgia, riflette sul passato e sui motivi che l’hanno spinto a dipingere in un lungo flusso di coscienza, interrotto soltanto da un breve riposo simulato da due pagine bianche, che segna il passaggio tra le due parti del libro. In oltre 350 pagine accade davvero poco: qualche viaggio in auto fino alla città di Bjørgvin per consegnare quadri alla galleria Beyer, poche cene con il vicino pescatore Åsleik e il soccorso all’amico e collega Asle, in preda a delirium tremens.

Tutto il resto è un monologo, a tratti razionale e in altri delirante e onirico, che procede tra descrizioni della vita circostante e frequenti ritorni ai fantasmi del passato. Molti sono legati alla precedente vita coniugale e vengono trasfigurati dalla memoria del pittore, che lui stesso ammette essere «così scarsa» (p.340). Un’inaffidabilità profonda che spinge a credere che le persone raccontate, come il vicino Åsleik, il pittore Asle, l’ex moglie Ales o la sorella Alise, siano in realtà dei doppi: la spia linguistica è il nome uguale, o simile, di tutti loro. Forse ognuno incarna aspetti sepolti o rimossi della vita del protagonista, per opposizione (per esempio, la voce narrante ha smesso di bere, mentre l’amico artista rischia la vita per lo stesso vizio) o analogia (la compagna aveva la stessa passione per la pittura), che vengono affrontati in una follia tutta mentale.

«Buio luminoso»

Shin Bijutsukai (stampa xilografica)

Le immagini ricordano le silhouette con cui Harold Pinter, un altro premio Nobel, apriva i propri drammi. Figure che l’inglese cercava di ricomporre nel dipanarsi dell’opera, dimostrando man mano l’inaffidabilità dei ricordi umani e l’assoluta mancanza di trascendenza, messa in scena attraverso la sopraffazione, anche verbale, dei propri personaggi. Quest’ultimo aspetto pare assente in Fosse, che invece dà ad Asle un forte radicamento religioso (tanto che ci sono intere pagine di preghiere in latino e norvegese), che è legato all’avvicinamento autobiografico dell’autore al cattolicesimo. Lo stesso dipingere ha a che fare con il sacro, definito «buio luminoso»: l’artista crede che il bello dei suoi quadri risieda nei colori più scuri, capaci di emanare una luce visibile solo se si abbassano le tende della casa. Allo stesso modo, pensa che «persino nella malvagità peggiore esiste anche il contrario, che è la bontà, l’amore, sì Dio è presente anche lì pur essendo invisibile» (p.351).

«Questi dipinti sono depositati dentro di me sotto forma di immagini, sì, e quasi tutte sono connesse a qualcosa il cui ricordo mi provoca dolore, la luce è collegata al buio» (p.220). Se quindi il tormento interiore di Asle è legato alla compresenza di Dio nel bene e nel male, che prova da sempre a fissare sulla tela, anche l’immagine più enigmatica del libro lo è. Il «dipinto con le due linee, una viola e una marrone, che si intersecano al centro […] con uno spesso strato di pittura a olio, che è colata» (p.13), è fin dalle prime pagine fonte inesauribile di domande del protagonista, che non comprende perché l’abbia fatto, ma lo ritiene uno dei più importanti della sua produzione. Durante tutto il romanzo vengono fornite varie interpretazioni, ma la chiave di lettura più chiara resta una visione. Due giovani uomini, una donna con la gonna viola e un uomo con una borsa di cuoio marrone (ecco i colori delle due linee), giocano in un parco e fanno l’amore. I ragazzi, liberi e innamorati, sono il ricordo luminoso di un amore, quello di Ales e Asle, ora colato in un grumo di colore scuro. Ma allora è forse in quell’incrocio ormai sbavato dal tempo e dalla morte che sta ancora la vita: solo tramite quel quotidiano confronto con chi non c’è più, il pittore può ancora trarre la migliore arte e trovare un motivo per andare avanti.

Lorenzo Germano

Jon Fosse, L’altro nome – Settologia (I-II), pp. 368, La Nave di Teseo, 2021; euro, 22,00

Back to Top
error: Content is protected !!