Giulia Niccolai e il biliardo esoterico

Giulia Niccolai con Adriano Spatola negli anni ’70
Matteo (1 anno e mezzo), in spiaggia
vede un vecchio Nokia
ed esclama: Nonna!

E’ il primo frisbee dell’ultima raccolta di Giulia Niccolai, mancata lo scorso giugno a Milano a 86 anni. Fotografa, scrittrice, poeta d’avanguardia, monaca buddista, aveva trovato nel lampo, nella nota di un momento, la misura di una scrittura altrettanto rapida e precisa. I lanci dei suoi frisbee erano del resto calcolati perché tornassero tra le sue mani. E infatti di questo Nokia abbandonato sulla spiaggia, Giulia Niccolai, qualche riga più sotto scrive: «Venire identificati “anziani”/grazie al modello di un telefonino, / da un bambino di 1 anno e mezzo/ è un concetto assolutamente sconcertante./ Per quanto mi riguarda, Matteo è già un mutante/e noi, vecchi, siamo doppiamente sorpassati.»

La misura composta e lieve della sua scrittura toccava talvolta la poesia con la casualità del frammento diaristico, altre volte  si univa ad una nozione di saggezza buddista che dalla storia umana prende le distanze, ma quasi sempre leggendo Giulia Niccolai si ha l’impressione che l’autrice sorrida con sconcerto e accettazione.

Oggi al supermercato la cassiera dice alla cliente
che non si ritrova con il conto…
Ha ragione, risponde la signora, 
è il salmone che non ha fischiato…

Favole e frisbees

Favole & frisbees (Archinto) ha riunito nel 2018 queste brevi illuminazioni e note: piccole cose capaci di muovere acuminate riflessioni e percorsi nascosti sotto la superficie della quotidianità.  Giulia viene a sapere per esempio che una legge napoleonica aveva preteso che gli ebrei orientali che volevano integrarsi comprassero cognomi tedeschi.  «Il prezzo di quei cognomi aumentava secondo la preziosità indicata dalle parole, v. Goldstein, o di quanto evocassero immagini piacevoli, v. Rosenfeld ecc.» Così l’autrice riflette: «Commuove/la povertà/ della famiglia/ Unsasso,/ Unapietra :/ Einstein». Ma davvero qualcuno se ne dispiaceva? Giulia Niccolai  pensa a Gertrude Stein, alle grandi famiglie colte e magari spiritose  che verosimilmente sorridevano  «all’idea di pagare a prezzo d’oro delle parole» e dunque sceglievano «la semplicità nuda e cruda. Stein, pietra, significa anche vita». Infine: è davvero un caso che la sua amica Anna l’abbia messa a partito di questa strana storia? Forse no. La conversione al buddismo tibetano è attenta ai parallelismi, alle coincidenze che hanno la stessa libertà della vita ma una casualità assai dubbia. «…sia Anna che io abbiamo scritto una poesia su questa esistenza di pietra. Esistenza dura come la pietra?»

Esoterico biliardo

Uno dei libri più belli di Giulia Niccolai, Esoterico biliardo (Archinto, 2001),  è anche uno dei più compositi per quanto il registro autoriale resti inalterato e inequivocabile. Il percorso sembra accidentato solo in apparenza. Si va da un aneddoto agli anni trascorsi a Mulino di Bazzano con Adriano Spatola e Corrado Costa, alla lettura delle loro opere e a quelle di Giorgio Manganelli. C’è davvero in queste pagine un aspetto esoterico: “nascosto” innanzitutto rispetto a una continua interrogazione della memoria e di quegli eventi inspiegabili che Niccolai definisce epifanie. Il “biliardo” di cui si parla nel titolo e che altrove (cioè sulla copertina di Favole & Frisbees) è un’immagine fotografica di un autentico biliardo posato sui versanti innevati del Tibet, assume  qui il valore pascaliano dell’ esprit de géométrie. Ma questa nozione non è chiamata in causa per controbattere un opposto, lirico esprit de finesse. Al contrario la locuzione va a indicare quelle traiettorie del gioco, precise e inoppugnabili che, per traslato, vivono ugualmente nelle coincidenze e negli eventi apparentemente casuali dell’esistenza. Per Giulia Niccolai la surrealtà di certi scorci di vita non è casuale ma necessaria. Pare anzi di capire che tocchi all’esprit de finesse scoprire la perentorietà della geometria.

Una dedica

Negli anni di vita in comune a Mulino di Bazzano, Giulia Niccolai e Adriano Spatola creano con Corrado Costa la rivista Tam Tam e l’omonima collana di libri che si occupa del discorso d’avanguardia: poesia visuale, poesia concreta, nonsense; uno spaccato molto eterogeneo della sperimentazione e forse il solo capace di fornire il clima di quegli anni, il decennio dei ’70, quando i percorsi individuali si definiscono e nel contempo si divaricano. Uno di questi è quello di Spatola che, nel 1975, pubblica con Geiger la raccolta Diversi accorgimenti dedicando a Giulia e alle poesie di Greenwich (1971) un testo definito «profetico», trent’anni dopo, dall’autrice. La poesia dice:

per Giulia Niccolai
L’isola è protetta dall’astensione dal vuoto
della stiva negata al carico imponderabile
di una terra che naviga abolendo la rotta
del cargo azzerato dal racconto di un viaggio
intrapreso e interrotto dal sole sul quadrante
della mente smantellata secondo ragione.

Ormai monaca buddista avvezza a leggere sotto il velo multicolore di Maja, Giulia Niccolai annota quei versi di apertura e chiusura osservandone la congruità con il suo pensiero attuale e la sua storia: «L’isola è protetta dall’astensione dal vuoto (…) della mente smantellata secondo ragione».

Marco Conti

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