
Spesso il viaggio è migliore della destinazione. È una banalità, certo, ma cela un fondo di verità utile a leggere il terzo e ultimo volume di Settologia, monumentale romanzo del premio Nobel Jon Fosse, che finalmente trova conclusione anche in Italia grazie alla Nave di Teseo e alla traduzione di Margherita Podestà Heir. È questo l’estremo racconto della mente delirante di Asle, anziano vedovo di Dylgia che si appresta ad andare alla cena della Vigilia di Natale da Guro, sorella del vicino e amico Asleik. I tre capitoli di Un nuovo nome non risolvono i dubbi, né chiudono tutte le sottotrame, ma consegnano pagine di grande letteratura. C’è tutto il disagio dello stare al mondo quando manca una persona amata, la reticenza di chi forse l’ha tradita, l’incapacità di esprimere il sacro nell’arte e la stanchezza di chi ci ha provato per una vita intera e ora è incredibilmente stanco.
Ma andiamo per gradi, ripartendo da quell’angoscia del protagonista, che regredisce alla volontà di prendersi un cane e una barca, smettendo per sempre l’attività artistica. Nelle numerose pagine di riflessione religiosa, sempre in un flusso di coscienza senza punti, continua un conflitto dilaniante: «la verità esiste nel non detto, poiché scompare e la si perde quando si tenta di dirla, perché non devi farti un’immagine di Dio, come è scritto, mentre è esattamente ciò che non faccio quando dipingo e riesco a dipingere, perché allora creo un’immagine di qualcos’altro e forse anche di Dio, ma non posso pensare questo genere di cose, penso, poi chiudo gli occhi» (p.79)
Il dipinto di tutti i dipinti

Asle si rende conto che tutte le immagini interiori che ha cercato di replicare sulla tela sono lo stesso quadro e che, man mano, si stanno unendo in una unica: «noto anche che stanno per sbiadire, si stanno accorpando in una lenta immagine che non ha bisogno, non deve, non può essere dipinta, sì, le immagini, stanno per riunirsi in una calma, un silenzio quieto» (p.108). E perciò l’unico quadro che l’anziano norvegese vuole tenere è quello di Ales, la moglie morta che l’ha fatto convertire al cattolicesimo e che sembra poterlo traghettare verso la pace interiore.
Così anche i doppi sembrano sbiadire, liquefarsi e mostrare la loro falsità. Si scopre che anche l’altro Asle, che morirà in ospedale, ha immagini in testa che deve metter su tela per cancellarle, mentre alterna sentimenti per due donne dai nomi simili, Liv e Siv. Proprio come l’omonimo protagonista che s’imbatte di continuo con due Guro: la prima è presente fin dall’incontro con Ales durante gli anni all’Accademia, l’altra è la sorella del vicino, apparentemente mai vista fino alla Vigilia. Ma a un certo punto diventerà quasi impossibile distinguerle: «vedo i suoi capelli biondi di media lunghezza e vedo che ha una sigaretta accesa in mano da cui aspira una profonda boccata e per me assomiglia così tanto a quella Guro che abitava in Smalgangen» (p.223). I personaggi che ci hanno accompagnato finora si rivelano un gioco di specchi, in cui è difficile capire quanti e quali simulacri siano stati inventati dalla mente del narratore per nascondere colpe e delusioni della sua esistenza.
Nello specchio del narratore
Ed è nelle pagine finali, dopo l’approccio sessuale di Guro nella sua casa piena di quadri di Asle, che si arriva a un cortocircuito, forse a una visione mistica, e tutto si mescola in un tempo che potrebbe essere quello «vero, quello composto da eventi, grandi e piccoli, ma comunque da qualcosa che si distingue, buono o cattivo che sia» (p.125), lontano dallo spazio e dal tempo e sempre più vicino a Dio. Così sfilano in un ultimo carosello tutte le immagini mai rimosse: la sorella Alida e il bambino dei vicini morti, i tempi del liceo e delle prime ubriacature, il quadro della Croce di Sant’Andrea, Liv in overdose di farmaci, Figliolo che muove i primi passi, il volto di Ales simile a quello dell’amata Nonna e tante altre. Tutto ciò prima di una preghiera frastornata e delirante che, si spera, possa essere l’anticamera della pace e della redenzione.
Lorenzo Germano
Jon Fosse, Un nome nuovo (Settologia VI-VII), pp. 240, La nave di Teseo, 2024; euro 19,00
Le recensioni dei volumi precedenti dell’opera di Fosse, “Settologia”, sono queste: Fosse come Rimbaud: “Io è un altro” – Recensioni – Le Muse Inquiete e “L’altro nome” di Jon Fosse – Recensioni – Le Muse Inquiete