Che venga la notte (col mostro)

Lo chiamano il “Carrère italiano”. Io non ho mai letto lo scrittore francese, ma posso assicurare che in pochi sanno immedesimarsi negli abissi di menti malate e serial killer come Alessandro Ceccherini. Meticolosità e lirismo sono le cifre di questo toscano classe 1985, conosciuto grazie agli amici della libreria Milton di Alba, che nei due romanzi pubblicati ha saputo mettersi nei panni prima del Mostro di Firenze, poi di Donato Bilancia con ricostruzioni certosine dell’ambiente – un tempo si sarebbe detto il milieu – che ha cresciuto alcuni dei personaggi più controversi del passato recente. Mai con la volontà voyeuristica di molta parte del true crime, semmai con il piglio del narratore che adotta queste storie per creare mondi e sondare l’animo umano, senza smussarne spigolosità e contraddizioni.

«La superficie lo duplica nella penombra come fosse una figa che vomita un altro essere umano, il varco immondo da cui la carne, su questa terra, prende la forma di Walter.» (p.163)

Il mostro della Liguria

Che venga la notte (Nottetempo) è il ritratto complesso di Donato Bilancia, in arte Walter, conosciuto come il Mostro della Liguria o il Serial killer dei treni per i numerosi omicidi tra il ’97 e il ’98 a cavallo tra Genovese, Savonese e Basso Piemonte: a sconvolgere l’opinione pubblica furono quelli effettuati durante le corse ferroviarie, tanto da lanciare appelli nei maggiori Tg nazionali a non viaggiare da soli. Indecifrabile mentitore e narcisista, Donato è la figura di un irregolare, che sogna la carriera da grande criminale al posto di un’esistenza normale. Il suicidio del fratello, l’impotenza sessuale e il vizio del gioco d’assurdo saranno i fili che inizieranno a scuoterlo fino al baratro. Genova e piazza Martinez invece l’incubatrice di un percorso fatto di incomunicabilità e frustrazione, in cui solo i soldi possono placare, sebbene per poco, la sete esistenziale. Il sesso no, quello è il grande incompiuto, perciò motore di tutto. Un pene troppo piccolo, e l’inferiorità patita, lo rendono insoddisfacente, ma proprio per questo più desiderato.

“Esce pensando che il mondo, se crollassero le paratie per arginare l’onda del desiderio, si mostrerebbero per quello che davvero vuole essere: una gigantesca orgia”. (p.190)

Facendo zapping in Tv

Ceccherini insegue gli sviluppi delle nevrosi di Donato fino agli estremi, cercando di capire la sua mente dove possa aver viaggiato in quegli anni. La sua non è la classica storia di un serial killer malato, semmai quella di un uomo infelice, che tenta di trovare la sua strada nella malavita e nei vizi. La penna del toscano ricostruisce gli anni ’90 con dovizia, grazie a un lavoro di ricerca straordinario. Tra le pagine più interessanti ci sono quelle in cui Walter fa zapping in televisione, così come l’intervista di Paolo Bonolis molti anni dopo, quando ormai si trova a scontare 13 ergastoli. Il mezzo a tubo catodico è quindi croce e delizia di un personaggio che vuole bucare lo schermo per ego, ma finisce per fallire le poche occasioni di redenzione offerte dalla vita. I sogni accompagnano l’epilogo del protagonista, dalla promessa di fama di giornali e media all’anonimato del carcere a vita che lo blocca e lo annichilisce. Un destino segnato, ma che Donato non si è mai rassegnato ad accettare.

«Si apre e ne esce un uomo che al posto della testa ha una telecamera e al posto del cazzo un fucile a pompa con cui devasta i tuoi fratelli, poi prende una coscia di tua madre e la mangia cruda con una bocca che ha sulla pancia ed è piena di denti neri. Scappi e lui ti insegue, riprende ogni tua mossa.»(p.242)

Lorenzo Germano

Alessandro Ceccherini, Che venga la notte, pp.336, Nottetempo, 2024; euro, 19, 00

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