Futuro, le sfide del

I media hanno fatto diventare questo slogan un refrain pro-globalizzazione. Leggiamolo come un compito in classe

Come si incoraggiano i bambini ad accettare i compiti assegnati per diventare adulti, si incoraggia il pubblico televisivo e mediatico ad accettare le sfide del futuro. Dunque il futuro non è qualcosa di ignoto a cui concorre un’anonima collettività, ma un campo di gioco e un compito scolastico scritto sulle lavagne televisive. Affrontato coscienziosamente e bene eseguito, porterà in premio i risultati desiderati, cioè la nostra stessa conformità. Trascurato ci abbandonerà come un’orfanella sulle strade fumose di Dickens.

La sfida

Dickens, Grandi speranze

Non ci si chiederà chi ha gettato il guanto della sfida, pena scoprire che la tenzone a cui è chiamata l’umanità di studenti e impiegati, di casalinghe e professionisti, gioca il gioco del proprio padre, del proprio maggiore, del proprio padrone. Cos’altro vuole l’umanità delle griffes, che ha imparato a pensare al proprio bene dentro il ventre luminescente e immenso del Paese dei Balocchi, se non altre figurine, altre icone, da far valere al proprio vicino di banco e dunque altri giochi da poter giocare?

Le griffes

Unghiate d’orso

Dagli schermi ronzanti minacce e imbonimenti nella loro azzurrità lontana ma perentoria, le voci non sono meno equivocabili di quelle del manager verso il sottoposto e ugualmente catafratte, protette dal sottofondo di slogan e refrain che ripetono lo stesso invito, le stesse parole, di volta in volta paludate o scopertamente umili, ingenuamente copiate e ripetute come il dettato della maestra.

L’oroscopo globale

Uomini politici di ogni schieramento, lettori di giornali passabilmente autorevoli per la marmellata di idee e atout finanziari a cui sono chiamati corrispondere, sembrano sapere che il futuro è immutabile come il presente, un marmo variegato di colori ma non per questo meno irrefutabile, meno duro.
Chi potrebbe dar loro torto? Non diceva il filosofo Leibnitz che «il presente è gravido di futuro»?
 http://mimesisedizioni.it/breviario-di-dissidenza.html
Marco Conti, da Breviario di dissidenza, Mimesis, 2017


 

Tradizione e Décor

Verso il salotto di Nonna Speranza…Se il cellulare prende, se la Tv è digitale

E’ nel salotto di Nonna Speranza che vorremmo tornare. Ma solo per un fine settimana se il cellulare “prende” e la tivù è digitale. E’ in campagna, in una pace assediata di parabole, che si invera il sogno dell’autentico, il mito della tradizione, l’ecomuseo dei tortellini. Siamo realisti, chiediamo l’impossibile. Le lucciole e la Montedison, il vino Doc e la Shell, l’autostrada e il muretto a secco.
Qui passa il vintage e la tradizione, si ama Greta Garbo e si concupisce Scarlett Johansson, il tutto durante l’aperitivo ormai trasformato in un tripudio di Doc, di Dop e di modernariato e cattivo gusto. Ecco l’insalata con le olive taggiasche, ecco un melting pot di “cose” servite nel barattolo per la marmellata dei nonni sulla scansia alta, il tagliere di legno, la lastra di ardesia col salame serviti dopo essere saliti sul trespolo di Loreto (quello di Gozzano, beninteso) per piluccare il pomodorino il vetta allo sgabello, tra tapas con nacchere di castagne e musica ambient e Philipp Glass.

C’è un fantasma nel mio tempo

Jean-Jacques Rousseau erborista

C’è un fantasma che si aggira postmoderno: si chiami autentico o tradizione, corteggia il tempo andato e fa la posta al Pil come il mito celta della Padania, come l’etnico dentro lo spot per il nuovo brand.
E’ un’onda lunga quella che si cavalca, arriva da lontano, addirittura da Rousseau, erborista solitario nel milieu del suo bosco appena segnato dal sentiero.
Ugualmente davanti a questo sipario dei migliori pensieri e delle emozioni, si inventa un mondo con altre credenziali. Il tripudio del materiale compensa il vuoto digitale, la linea rabescata del ramo scivola e arrampica sopra il laterizio; una seduzione collettiva, una rivendicazione del genoma. Non è una richiesta di radici, sono viceversa le radici che sollecitano nuove attenzioni.

Marco Conti da “Breviario di dissidenza“, Mimesis Edizioni, 2017