Suite francese

Il romanzo di Irène Nemirowsky rimase per cinquant’anni in una valigia dopo la morte della scrittrice ad Auschwitz. Pubblicato nel 2004 è stato tradotto in 36 lingue

Quando Irène Nemirowsky viene arrestata, il 13 luglio 1942, sui suoi abiti è già stata cucita una stella gialla. Si è convertita al cattolicesimo tre anni prima ma è  considerata ebrea dalla legge.  I gendarmi della Guardia nazionale francese vengono a prelevarla di buonora nella sua casa di Issy-l’Évêque, nella campagna intorno a Parigi. La famiglia esce con lei sulla soglia e la saluta, poi  ognuno tenendo la mano dell’altro la guarda allontanarsi e rimane così immobile in silenzio per un minuto,  come vuole un antica tradizione russa quando un familiare deve lasciare la casa da solo. E non c’è dubbio che Irène Nemirowsky da qual momento sarà sola.  
Dopo la prima destinazione di Pithiviers, viene fatta salire su un altro convoglio diretto ad Auschwitz insieme ad altre 119 donne. Un mese dopo, il 17 agosto, morirà di tifo nel campo di sterminio.

« Irène è partita oggi»

Jonathan Weiss, nella biografia della scrittrice, riporta il telegramma che il marito, il giorno dopo l’arresto della moglie, spedisce all’editore: «Irène partita oggi all’improvviso. Destinazione Pithiviers (Loiret). Spero che voi possiate intervenire urgenza stop Cerco invano telefonare». Da lì a poco Irène scriverà: «Caro amore, non stare in pena per me. Sono arrivata bene, al momento c’è disordine ma il cibo è buono. Una volta al mese si possono spedire un pacco e una lettera. Mi raccomando non prendertela, le cose si sistemeranno, amore mio. Un bacio a te e a alle bambine con tutta l’anima con tutto il mio affetto, Irène».   

Naturalmente nessun intervento avrà più esito; il marito Michel Epstein continuerà a cercare di liberarla offrendosi – come propone in una lettera – di prendere il suo posto quando Irène è già morta; a ottobre sarà a sua volta arrestato e poi ucciso nel campo di Auschwitz il 6 novembre di quello stesso anno.

Il manoscritto nella valigia

Il manoscritto di Suite francese

Nell’agosto del 1942 le figlie della scrittrice, Denise e Élisabeth fanno le valige decise a lasciare il piccolo villaggio dopo  che un ufficiale tedesco ha fatto capire alle sorelle che avevano più o meno due giorni di tempo per andarsene. Scapperanno con l’aiuto della balia, si nasconderanno in case di amici ma anche nelle stalle, nelle baite dei pastori, spostandosi in continuazione. Con loro non portarono  granché. Qualche indumento, le fotografie di famiglia, un paio di souvenirs. Ma riuscirono a trovare posto per due manoscritti: Tempéte en juin e Dolce. Né l’una né l’altra ebbero il tempo e la voglia di sfogliarli né nei mesi successivi, né nel corso degli anni dopo la guerra.  Sapevano che era l’ultima opera della madre, centinaia di pagine scritte con una calligrafia minuta, con decine di pentimenti, decine di righe sbarrate da un tratto di stilografica blu. E’ così che Suite francese si salva.  Un doppio salto mortale. Prima il romanzo salvato nella fuga, poi è il romanzo a salvare l’intera opera della scrittrice.
Suite francese resta infatti nella valigia per più di cinquant’anni. Élisabeth è ormai morta ( nel 1996), quando  Denise  si decide ad aprire per la prima volta il fascicolo della narrazione.  Fino a quel momento, la memoria, le sue gocce stillanti dolore, l’avevano tenuta distante dal manoscritto.

Il romanzo e il seguito

Un’immagine della scrittrice in copertina dell’edizione economica francese folio

Quella che noi conosciamo come Suite francese (pubblicata per la prima volta da Donoël nel 2004 e oggi tradotta in 36 lingue) nelle intenzioni di Irène Nemirowski doveva essere l’inizio di una  specie di sinfonia divisa in cinque parti.  Dopo i primi due movimenti  avrebbero dovuto esserci le storie di Captivité, Batailles, La Paix. Questi i titoli che la scrittrice aveva appuntato sul suo carnet. La prima parte di Suite francese racconta la fuga delle famiglie parigine e le vicende dello scrittore Gabriel Corte; il seguito, Dolce, mette in primo piano la nuova vita di quelle stesse famiglie durante l’occupazione nazista e si sofferma sul legame di una coppia di fidanzati. I successivi due romanzi  progettati avrebbero dovuto seguire le storie delle due famiglie protagoniste di Suite francese, i Michaud e i Péricand. E’ più che straordinario osservare oggi come l’ambiente di questo ciclo romanzesco fosse quello degli “immediati dintorni” di Irène: non solo la fuga dalla grande città, ma l’ambiente sospettoso dei piccoli villaggi francesi, l’invasione nazista, le passioni e i pregiudizi del tempo, la vita stessa degli ebrei non senza uno sguardo critico per l’ebraismo. La pubblicazione del romanzo ha portato rapidamente alla scoperta di diverse altre opere tra cui Le maître des âme nel 2005 e due anni dopo Chaleur du sang.

Marco Conti

Adelphi ha pubblicato gran parte dell’opera narrativa di Irène Nemirowsky. Alcuni titoli sono editi in Italia anche da Elliot, Garzanti e altri editori

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