Le lettere di Isidore

Isidore Isou (autoritratto)

Il giorno di Pasqua del 1950, nella cattedrale di Notre-Dame, a Parigi, un domenicano si affacciò dal pulpito. Il suo fu un discorso di poche parole ma sufficiente a lasciare allibiti i fedeli: il sacerdote annunciò la morte di Dio e subito dopo lasciò velocemente la cattedrale. Il domenicano era un certo Michel Mourre, un artista che aveva indossato l’abito sacerdotale e dato corso alla provocazione ispirato dall’Internationale Lettriste, movimento di cui oggi si ricorda a malapena l’esistenza ma che negli anni Cinquanta e Sessanta contribuì non poco a sommuovere la vita artistica di Parigi, in qualche caso sovrapponendosi alle trasgressioni (e invenzioni) dei surrealisti. A capo di quel movimento che faceva di letteratura, musica, arti plastiche e cinema, un unico “ipertesto” (così si direbbe oggi) c’era un romeno, Isidore Isou, che non a caso elesse Parigi a capitale della proprio avanguardia.

Una pagina del romanzo lettrista “Iniziazione all’alta voluttà” (1960)

“Iniziazione all’alta voluttà”

Nel 1960 Isidore Isou, pubblicò nelle edizioni Aux Escaliers di Losanna Initiation à la haute volupté. E’ forse il testo più importante, del lettrismo: vi concorrono ipergrafia, disegno, narrazione, finalizzati in questo caso specifico all’erotismo. La narrazione è imperniata su di una storia d’amore che nasce da una vicenda poliziesca: «Un sicario professionista – scriveva il critico Roland Sabatier – cerca una giovane la cui testimonianza su un caso di omicidio rischia di mettere nei guai il capo di una gang. La missione dell’uomo per cui lavora è dunque quella di uccidere la ragazza. Ma il desiderio prende il sopravvento e le motivazioni autentiche dell’incontro diventano marginali: l’amore rifiuta il progetto omicida e sopravvive, fino a quando l’eroe non sarà ucciso da un altro sicario che si chiama Moshé. Non a caso perché il riferimento biblico replica il movimento dialettico tra legge e desiderio. Nonostante l’uso di un linguaggio metaforico che evita qualsiasi volgarità, il romanzo venne proibito alla sua pubblicazione per «oltraggio ai minori». Sul piano formale l’opera propone una narrazione neppure troppo ardita, ma in realtà non si accontenta di questo plot. Ogni gruppo di sei, oppure di trentadue pagine, é infatti intervallato da note o segni grafici di tipo diverso.

Metagrafia

Una copia del volume, oggi reperibile solo tra i librai antiquari

Isou chiamò questo mezzo espressivo metagrafia, la cui base era data dalle lettere dell’alfabeto intese come elementi al servizio della rappresentazione e a fiando di alcune figure che pure partecipano al romanzo. Per Isidore Isou voleva essere uno sviluppo della lezione offerta da Joyce con Finnegan’s Wake, dove si abbandona ogni referente certo mutuato dal linguaggio ordinario. In generale, e aldilà dell’opera narrativa in questione, il lettrismo sostituì i termini fonetici con grafismi e disegni, introducendo appunto degli elementi figurativi. Lo scopo era quello di disgregare il senso creando un nuovo veicolo immaginativo. «Il nostro movimento – scrisse Isou – ha promosso il sistema romanzesco più importante per ricchezza creativa dopo Proust e Joyce».

Opere multimediali e poesia visiva

Un altro esempio di lettristmo di Isidore Isou

Ogni autore “lettrista” è dunque un artista multimediale: la poesia diventa suono e immagine, il cinema riduce gli elementi di montaggio a frammenti e, secondo l’Internazionale lettrista (che andò oltre i progetti di Isou, il cui manifesto egli scrisse adolescente nel 1942), si può risolvere paradossalmente in un cinema senza immagini come accadde in Hurlement en faveur de Sade realizzato da Debord nel 1952.
Di pari passo, plasticità, suono e parola vennero fusi nel discorso poetico . Isou nel 1947 pubblicò “Introduzione a una nuova poesia e a una nuova musica” in cui tratteggia una lirica narrativa e una lirica moderna che essenzializza il proprio discorso: Isou usò per questo il termine ciselant, cesellante. La parola si tendeva verso la sua massima concentrazione ed era dissolta in lettere e suoni. Di fatto il lettrismo anticipò alcuni aspetti della poesia visiva e, negli anni Settanta, diventò un elemento dell’Internazionale situazionista.

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