Graham, 2040: che il mondo riascolti la sua Memoria

Frontalmente, senza elusioni, senza scappatoie, senza compiacimenti o polemiche, la poesia di Jorie Graham si schiera contro il proprio tempo. Protagonisti di 2040, quindicesimo suo libro, sono infatti il presentem i suoi immediati dintorni e la memoria, la possibile, estrema, e unica, salvezza della memoria. Lo dice meglio il titolo in inglese To 2040. Fin lì con le proprie forze, perché il disastro, cioè il progressivo abbandono dello spirito che ha innervato l’Occidente, è già nelle cose, nell’edificio gigantesco e vezzeggiato del cinismo. Il titolo rinvia, più in particolare, all’Accordo di Parigi del 2015 che aveva lo scopo di mantenere di 1,5 gradi centigradi l’aumento della temperatura e ridurre le emissioni dei gas serra. Ma chi dovesse aspettarsi una poesia lirica di matrice ambientalista, sbaglierebbe di grosso. Jorie Graham chiama in causa la cultura antropologica (e insieme la cultura alta) dell’antropocene. Lo scenario di cui parla la voce narrante è quello digitalizzato, tecnologizzato, e falsificato di una realtà virtuale condivisa per forza dalla collettività. Un terra desolata e immemore.

L’esperimento americano finirà nel 2030 disse
guardando le carte,
le mappe, le stelle, la loro matematica, guardando
il palmo delle nostre mani, ovunque sulle nostre
mani, nelle foglie sul
fondo della
tazza vuota – cercando la sua vacuità, i suoi cumuli di
cadaveri, oppure è erba al bordo
del campo dove la radio abbandonata scricchiola
alle acque ferme dell’inverno, la volontà di Dio
uccisa dall’inverno? ¬– nel nuovo mondo ora il vecchio mondo –
f issando calma senza emozione nella carne putrida
nei negozi abbandonati, scansando con un semplice gesto
i mobili rotti, la quarta parete
distrutta
& ogni
vita privata nei grattacieli
esposta alla città e poi
al vento. Cenere ovunque.

(da Arco temporale)

Autobiografia e storia

Nel suo saggio introduttivo la curatrice e traduttrice, Antonella Francini,  precisa come lo scenario immaginato da Jorie Graham sia un luogo post-umano, una sorta di visione della coscienza che si sporge su un tempo ormai derelitto, un too – late time. Per dare maggiore consistenza a questo spuntone di roccia da cui parla la voce narrante, il libro e il verso sono disposti su due versanti: da un canto, per dodici dei ventidue testi di cui è costituita l’opera, si ha una sequenza di quartine, versi brevi che danno luogo a un ritmo spezzato, rotto di domande e riflessioni dove domina lo stato d’animo e – si può forse aggiungere – il devastato genius loci sovrastante un intero mondo, un’epoca. Qui il verso è solo un respiro, o come riporta la curatrice il fiato dell’ unit of breath, fatto di«filamenti», ovvero brani di ricordi, memoria del tempo e personale…Come accade nel primo testo del libro:

SIAMO
già estinti? Chi ha
la mappa. Posso
guardare? Dov’è il mio
titolo. E’ verificabile

la mia storia? Ho
incluso la memoria –
degli animali? Le memorie
degli animali. Sono

ancora qui loro? Siamo

soli? Guarda
spuntano
i filamenti. Di memorie. Di chi? Com’era
la terra? […]

C’è in questa partitura l’esperienza personale della pandemia (Francini ricorda che la Graham scrisse questi versi tra il 2020 e il 2022) e il timbro del tempo: le migrazioni, la guerra con l’invasione dell’Ucraina, le inondazioni, la crisi della democrazia. A questo  flusso in versi brevi fa da contraltare, visualmente sulla destra della pagina (come nella citazione fatta più sopra) un verso di ampio respiro se non propriamente narrativo. E’ infatti il controcanto della riflessione, fatto di storie, di oggettività sia nelle circostanze personali che nei brani in cui appare la vita storica, il quotidiano. La voce narrante, per esempio, colta in un momento di conversazione con l’intelligenza artificiale. Francini parla a questo riguardo, di un percorso dialettico tra l’astrazione delle quartine e la concretezza mondana del flusso narrativo in versi, tra la parola ritagliata nel silenzio cognitivo, nella coscienza e la scena circoscritta ed eloquente. Nei versi citati appaiono per esempio in alternanza, «la radio abbandonata», «i mobili rotti», mentre nei versi di apertura di “Arco temporale” è centrale l’interrogazione e la cognizione del disastro: «ho/ incluso la memoria -/ degli animali?».

La salvezza della Memoria

2040 è diviso in tre parti e una Coda in cui ha ruolo centrale la memoria e dove anche le epigrafi, giustamente annotate dalla curatrice come termini esplicativi della narrazione lirica, hanno ruolo. Si tratta di tre citazioni. L’ultima nella disposizione grafica, è la prima in ordine all’attualità, cioè quella di Samuel Beckett che recita: « Passata la mezzanotte. Non ho mai conosciuto un silenzio simile. La terra è disabitata di notte.» La seconda è del naturalista e scrittore americano  Barry Lopez: « Stiamo cercando le barche che abbiamo dimenticato di costruire»; la terza di Shakespeare è suggestiva, «Come le onde rendono la riva petrosa». Tre epigrafi che rispondono a tre momenti: la frase di Beckett ripresa da L’ultimo nastro di Krapp come introduzione allo «scenario postapocalittico in cui il libro si svolge»; la seconda dove ci si richiama alle ragioni della natura contro le politiche del profitto, l’ultima (dal sonetto 60) e prima nella disposizione grafica, è premessa, per quanto ellittica, di ogni umanesimo poiché confronta nel testo originale l’immortalità della poesia e la precarietà dell’esistenza.  Diventa così perentorio il tentativo di recuperare la memoria dell’umano, di cui l’immaginario è deposito certo e vettore per ogni arte.  E’ attraverso la memoria del resto che storia ed etica si confrontano. Nell’ultima sezione l’autrice convoca il passato con il proprio quotidiano («Questo vaso di rami di melo che mi hai mandato/ in boccio. Sul/ tavolo di cucina ora./ Più alto di me. / Perché provo// vergogna?». Il congedo, la Coda, è costituito da un’unica poesia, “Poi la pioggia”, testo della sopravvivenza , simbolo di rigenerazione «dopo che tutto se n’era andato» e rinascita della conoscenza, palingenesi impossibile senza Mnemosine. Spiega l’autrice in una intervista: «Le esperienze vivono nella memoria, ma se la memoria nella mente di chi le ha vissute scompare non vivranno neanche come inchiostro sulla pagina».

Marco Conti

Jorie Graham, 2040, (a cura di Antonella Francini), pp. 295, Crocetti Editore, 2025; euro 20,00

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