Il mio nome è Emilia del Valle: Allende torna in guerra

In principio era una trilogia formata da “La casa degli spiriti”, “La figlia della fortuna” e “Ritratto in seppia”, ora Isabel Allende aggiunge un nuovo tassello con “Il mio nome è Emilia del Valle”,

Il tema della guerra civile, anzi delle diverse guerre civili, è centrale nell’opera di Isabel Allende e lo mostra una volta di più quest’ultimo intenso romanzo.  Proprio l’opera che gli consegnò il successo internazionale, La casa degli spiriti,  è la storia di Clara Del Valle, nel percorso di tre generazioni della famiglia e fino al golpe del 1973, quando fu deposto il Presidente Salvator Allende, zio della scrittrice. Nel 2019 con  Lungo petalo di mare, Isabel intreccia la guerra civile spagnola, dalla quale fuggono i protagonisti, con la guerra civile cilena del 1973, dalla quale i protagonisti ancora una volta fuggono.

Ora con Il mio nome è Emilia del Valle, Allende racconta la guerra civile cilena del 1891: quella che contrappose le forze del Congresso ai pochi schierati con il Presidente in carica José Manuel Balmaceda (morto suicida come lo zio).  In particolare la battaglia di Concòn, una delle decisive, è vissuta da Emilia Del Valle: «È impossibile – dice – descrivere l’orrore della guerra, nulla di ciò che possa raccontare si avvicina alla realtà, disponendo io della mia sola prospettiva».

Le radici

Ma andiamo con ordine. Emilia  (nata nel 1886 a San Francisco) giunge in Cile e qui ritrova le sue radici. Viene ospitata da Paulina Del Valle, la matriarca della famiglia che aveva permesso ai Del Valle di accumulare ricchezza durante la febbre dell’oro. Paulina è la prozia di Emilia e un personaggio già noto ai lettori di Isabel Allende perché presente in La figlia della fortuna e in Ritratto in seppia, in cui è personaggio centrale che cresce e educa la nipotina Aurora (fotografa e protagonista del romanzo), arrivata da lei a cinque anni, dopo aver perso i genitori. Aurora compare in queste pagine appena pubblicate, nelle vesti della bambina di undici anni, che gioca seduta vicino alla nonna e che accompagna Emilia quando va a posare per un ritratto fotografico. L’interazione di questi personaggi, che collegano le storie di libri scritti a più di vent’anni di distanza, permette ai lettori di ritrovare le radici nelle narrazioni già note di Allende e di sentirsi “a casa”.

La voce narrante

La voce narrante è la protagonista femminile che diventa custode della memoria di sé, della famiglia o della storia del Paese. Un tratto, anche questo, decisivo fin dal primo romanzo La casa degli spiriti, dove la voce narrante è Alba, nipote di Clara del Valle, che ricostruisce un secolo di vita familiare e nazionale. In Ritratto in seppia  il racconto viene fatto da Aurora, la protagonista, nipotina di Paulina Del Valle. In questo romanzo, come si evince dal titolo, è ovviamente Emilia Del Valle, che racconta che. con la propria storia. racconta quella del Cile, secondo la sua volontà: «[…] un’asse di legno che, appoggiata sulle ginocchia, fungeva da tavolo, così potevo continuare a scrivere sul quaderno che avevo iniziato a casa di Paulina del Valle. Il mio scopo era raccontare ciò che avevo vissuto in Cile affinché la bufera della cattiva memoria non se lo portasse via, ma senza volere iniziai il racconto diciotto anni prima con uno dei ricordi più vividi della mia infanzia, quando mia madre mi aveva portato a vedere la testa decapitata di Joaquìn Murieta.» Proprio con questo ricordo, effettivamente, si apre la narrazione.

Le donne di Isabel

Isabel Allende

Emilia vive in queste pagine in netta contrapposizione con i personaggi maschili.  Un antagonismo che si ritrova del resto in molte protagoniste femminili di Isabel Allende: caratteri forti e anticonformisti a partire da Paulina, il collante tra i romanzi. La patriarca dei Del Valle è eccentrica; spesso i suoi comportamenti non sono convenzionali come emerge in queste pagine e, ancora di più, in Ritratto in seppia. Paulina decide di conoscere la pronipote, nel momento del bisogno la ospita, al termine degli scontri si reca alla casa della madre del Presidente sconfitto e organizza il ripristino dell’abitazione saccheggiata e vandalizzata dagli oppositori. Paulina non teme nessuno. Emilia non è da meno. La voce narrante di questo romanzo è indipendente, vuole essere una scrittrice e una giornalista, viene inviata come reporter di guerra in Cile, unica donna tra soli uomini, intraprende un viaggio nel Sud del Cile in solitaria. Ha fatto suo l’insegnamento dell’amato Papo: «Ricordati, principessa, che dovrai fare il doppio dello sforzo di un uomo per ottenere la metà dei riconoscimenti». 

Nascita di una scrittrice

Proprio Papo, ovvero  Don Francisco Claro, maestro e fondatore della scuola per poveri “Orgoglio atzteco”, apre in questa narrazione uno degli scorci più vivi. Papo (nomignolo attribuito dalla protagonista) è infatti il personaggio di un’altra vita, quella della madre di Emilia, cattolica irlandese, che da novizia è stata sedotta da un ricco cileno e subito abbandonata. Tocca a Papo accoglierla offrirle prima una casa e poi l’opportunità di un matrimonio in seguito all’abbandono del convento. Emilia crescerà con Papo, maestro e amico con cui condividere la passione del romanzetti da dieci cents.  Inizialmente li legge e in seguito ne diventa autrice, firmandosi Brandon J. Price. A ventitré anni Emilia comincia a tenere una rubrica sul “Daily Examiner” firmandosi Brandon J. Price ma sperando presto di poter usare il suo vero nome. L’occasione si presenta quando viene inviata in Cile con un altro giornalista a seguire gli eventi della Guerra Civile.

Giancarla Savino

Isabel Allende, Il mio nome è Emilia del Valle, pp. 320, Feltrinelli, 2025; euro 22,00

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