Nel 1865 Jules Verne pubblica dalla Terra alla luna. E’ l’epoca delle grandi scoperte, della scienza come avventura, dell’immaginazione in procinto di divenire fantascienza. In Piemonte, terra pragmatica, un ufficiale di fanteria del Regio esercito di stanza a Torino, ha un’idea per salire la montagna di Oropa, comodamente e senza la spesa inverosimile di una ferrovia. L’idea ha un nome: vapormobile, e non è la prima. Il luogotenente ha fatto mente locale anche su un sistema di allarme a distanza che chiama “L’elettrovigile”. Ma in quegli anni l’invenzione non ha fortuna come non ne ha, nel 1865 il primo prototipo di telefono firmato da Innocenzo Mazzetti. Il progetto di raggiungere Oropa o qualsiasi altro luogo in montagna con una carrozza a motore anziché con la strada ferrata, ottenendo risparmio e versatilità, venne presentato da Vincenzo Lanzillo nel 1875 accompagnato da una pubblicazione in grande stile che titolava “Locomozione a vapore sulle strade ordinarie dalla stazione di Biella al santuario di Oropa”. Sedici pagine corredate di un disegni e una buona dose di ottimismo. Ma esattamente qui comincia il romanzo di Luca Revello, La vapormobile per Oropa.
Revello ha all’attivo un primo romanzo che ugualmente dà cornice romanzesca alla storia del Piemonte: Vercelli 1553. Il buio sui Savoia, edito da Joker. Come in quel caso, anche qui, Revello ha innanzitutto svolto un ampio e dettagliato lavoro di ricerca. Tanto che entrambi i romanzi si fanno leggere in primis come narrazioni storiche dove immaginario e finzione seguono passo a passo l’evolversi delle vicende. Ma la storia della locomozione a vapore lungo le pendici della montagna di Oropa, costellata così come appare di slanci e incertezze, conclude le sue referenze storiche con il progetto dell’ufficiale dato puntigliosamente alle stampe. Scrive Revello nell’introduzione: «Quel libricino, dalla copertina rossa, finì dentro uno scaffale quasi dimenticato. Narrava di un uomo che aveva proposto, proprio a Biella, un suo progetto per l’epoca quasi avveniristico. La storia finisce qui, perché non mi risulta dalle cronache biellesi che la sua proposta abbia avuto un qualche seguito.»
La narrazione
La materia e l’approccio sono in sostanza una declinazione del tutto manzoniana del romanzo. L’autore assume anche le movenze del romanzo ottocentesco, se non nel linguaggio, nelle strutture: con un narratore che conosce, descrive e commenta le ambizioni e le défaillances dei suoi personaggi, li osserva sulla scena e li accoglie: «In verità, diciamolo subito, nei suoi scritti c’era una sorta di compiacimento antipatico, una saccenza esposta in modo arrogante, un invito a tenere in considerazione a ogni costo le sue invenzioni che alla fine ai più risultava così scostante da far mettere in secondo piano le sue idee, anche fossero geniali. Quella sera di marzo del 1875 stava rincasando nella sua abitazione di via Doragrossa a Torino, non distante dalla caserma di Porta Susa dove prestava servizio come ufficiale. Camminava in quella via, andando verso Piazza Castello, con un passo lento e assorto. Dentro di sé si sentiva il tempo primaverile che lo circondava: agitato dal vento dei continui mutamenti degli organici del regio esercito che con l’unificazione si trovavano in sovrannumero, gelido come l’accoglienza che tutti finora avevano riservato alle sue idee.»
f.m.
Luca Revello, La vapormobile per Oropa, pp. 140, Joker Editore, 2024; euro 15,00
