Borne, poeta al suo tavolo

“Tanti uccelli/ che si direbbero gocce di pioggia”, dicono due versi di Borne

Tra i poeti francesi del Novecento il nome di Borne (1915 – 1962) è tra quelli meno conosciuti. Eppure i suoi versi accompagnano il lettore con un romanticismo straziato di immediata comprensione. Non sempre, certo. Tuttavia le immagini di Alain Borne sui temi del Desiderio e della Morte, sono una catena di anelli luminosi difficilmente equivocabile e sempre allusiva o, al contrario, perentoriamente pronunciata con voce ruvida, quando non feroce.
La prima antologia italiana dell’opera è stata realizzata qualche anno fa da Lucetta Frisa, poeta e traduttrice, con Poeta al suo tavolo, per le edizioni Joker.
Nell’introduzione Frisa cita una eloquente pagina del poeta: «Non ho mai smesso di cantare con voce ora triste ora rabbiosa la miseria umana: intima in Cicatrici, Neve, Brevi; collettiva in Controfuoco. Credo ancora che il destino dell’uomo sia atroce. Tuttavia la visione di una rosa luminosa o di un volto adolescente non ha mai cessato per un attimo di sedurmi e torturarmi con la sua caducità.»

Il canto del nulla

Alain Borne

«Per Philippe Jaccottet – scrive Lucetta Frisa nell’introduzione -, Borne soffre di una lacerante dicotomia tra la perfezione e la limpida bellezza della poesia e l’imperfezione oscura della vita, sfigurata dall’offesa della morte. La critica è stata unanime nel giudicarlo un poeta appartato e saturnino, un solitario fino all’ossessione, eminente rappresentante di una lirica erotica e disperata, sulla scia di Paul Eluard, ma meno fluente della sua e più arroccata a un proprio “trobar clus”.»
Ecco i primi versi che aprono il volume.

Poeta al suo tavolo

L’edera entra nella stanza senza amore
tavolo bianco, foglio bianco, anima bianca,
dai muri i morti lo guardano scrivere
anche l’edera sa che dovremo morire.

Il sangue scivola dal cuore alla mano.
Lui chiama la vita con parole ignote:
l’amore che descrive è forse per domani
giorno di sole dove tutto sarà nudo?

***

L’equivalenza tra lo slancio della scrittura e l’eros si legge nei versi di Per avere toccato il tuo corpo :

Per avere toccato il tuo corpo, la mia mano
saprà scrivere meglio.

Le stesse ore
suonano nella stessa aria
ed eccoci di nuovo divisi
da lei e da loro.

Ma il ricordo del tuo arrivo
è un nuovo inchiostro
a cui tornerò
per stendere davanti a me
un’altra luce e un’altra ombra.

E il desiderio di te
è nebulosa
dove già percepisco stelle nuove.

Ma la promessa del tuo corpo
mi trafigge prima di farmi fiorire
ed è col tuo lieve fantasma
di penna e pensiero
che qui mi addormento.

Attualità di Borne

La curatrice del volume si interroga sul rapporto di Borne con questo scorcio di secolo. Certo, risponde, superficialmente il romanticismo dell’autore può sembrare antiquato. Ma è proprio la cifra di questa poesia a motivarci in quanto «ci appare di una visionaria e sensuale inattualità, lontana da fasti surrealisti e manierismi lirici e intellettuali frequenti in una certa cultura francese del dopoguerra». Frisa mette in risalto l’autenticità contro il vezzo del nuovo ad ogni costo, contro l’intellettualismo che si ripete senza sosta; decide insomma che il vero non è parallelo al proprio tempo, ma vi si contrappone. E non trovo ragione per darle torto.
Ecco un’altra lirica tratta dall’antologia: “Solo l’acqua è nuda”:

Solo l’acqua è nuda
dorme
nella calura
e il desiderio scende dagli occhi,
e il desiderio
è una scure,
albero calmo,
una scure che ti percorre.
E i giunchi possono crescere,
dorme la fonte,
il bell’acero del tuo corpo,
dove in silenzio la linfa respira
una musica da liberare,
la sete bianca della tua luce
ti addormenta le vene del sangue
dove ogni foglia resta da leggere.

Un inedito

La casa di Alain Borne, a Saint-Pont, nell’Allier,

Solo con quella bellezza incallita delle cose
il prigioniero si ricorda d’una magnolia*
straziante come carne bruciata
 
Sa che là dolcemente
incensa sciami che là
dolcemente terrorizza uccelli che
là dolcemente abbaglia passanti
 
Si ricorda la carne il suo letto luminoso
e della spiga femminile
lentamente sgusciata
dell’abbraccio strozzato
sulla bellezza violenta
 
Sa si ricorda
ha solo il calore delle mani
le lievi lontane immagini sopra di sé
la luce vuota in un muro
messaggera invisibile dell’assenza
e il muro che accoglie la morte
contro di lui che la sfugge

da “Seul avec la beauté” Voix D’Encre, 1992
traduzione Marco Conti
 

* Nell’originale “d’un tulipier”, cioè “d’un liriodendro”, che altrove e in Francia è chiamato albero dei tulipani (una magnoliacea). E’ chiaro che il nome italiano non è familiare e che “albero dei tulipani”, ugualmente, non corrisponde ad un’immagine.