Malapace, la prigione delle scelte

Malapace (Miraggi) è un libro capace di gettare luce su un periodo complesso della storia francese: l’occupazione nazista e il regime di Vichy. L’autrice è Francesca Veltri, al secondo romanzo dopo Edipo a Berlino (Divergenze), che torna a scandagliare gli angoli più bui della Seconda guerra mondiale con una trama che unisce con grande maestria temi spinosi come l’antisemitismo, i sogni della sinistra europea, il senso di colpa individuale e il cattolicesimo di inizio Novecento.

Dal comunismo a Pétain

Protagonista è François, imprigionato a Camp de Carrères nell’autunno del 1944 con l’accusa di aver collaborato con il governo di Pétain. Il suo è un passato travagliato ripercorso nel dialogo con l’amico d’infanzia Antoine, anch’egli imprigionato perché ex miliziano convinto. Orfano di padre in tenera età, François racconta l’infanzia nella campagna francese dove conosce Martine. È lei il primo ostacolo per la fede cattolica del bambino, che entra in crisi quando scopre le origini ebraiche della ragazzina e le idee socialiste del padre insegnante.

Poi ci sarà l’amore per il comunismo con Jean-Pierre, compagno di studi a Parigi: un credo politico che costerà il sostegno della madre e del suo nuovo compagno, un piccolo industriale. La nuova fede di François vacillerà dopo il viaggio in Unione Sovietica di Jean-Pierre e di Martine, divenuta sua compagna, per le atrocità staliniane viste e denunciate alla stampa. E qui il cambio di casacca più inaspettato: il protagonista rifiuta la Resistenza, a cui si avvicinano i due amici con esiti drammatici, e abbraccia il partito collaborazionista Rnp di Déat – che nonostante l’ispirazione socialista, nutriva idee antisemite e razziste-, tagliando i ponti con il passato.

L’inferno degli ignavi

Brochure di propaganda del marescialli Pétain

“Ero in prigione, circondato da gente per cui ero fin troppo fascista o – nel caso di Antoine e dei suoi amici – non abbastanza fascista; e ogni giorno mi toccava invidiarli tutti […]”

Punto d’interesse del romanzo è un ideale senso di giustizia e pace che guida François, facendolo sentire superiore ma spingendolo anche a scelte dolorose, spesso oggetto di rimpianto. Un sentimento di cui sembrano essere privi gli altri personaggi, convinti delle proprie idee fino alla morte. La malattia che costringe François nel letto, attanagliato da profondo senso di colpa, lo avvicina al Tristano di Antonio Tabucchi, a sua volta epigono del Malone beckettiano: un eroe di guerra che, nel delirio provocato dalla morfina, sembra acquistare umanità e rivelarsi guidato molto poco da ideali di libertà, quanto da spinte egoistiche e materialistiche.

Il giudizio del lettore resta in bilico anche per François: ignavo, idealista o traditore? Le sue decisioni sono forse più che altro una ricerca costante di colmare un vuoto, la mancanza del padre – ricordato come un medico che aiutava anche le persone meno abbienti -, che viene di volta in volta riempita da figure carismatiche (l’amica Martine, il comunista Jean-Pierre, il sindacalista Zoretti). Avvicinamenti che portano François a scelte di pancia, che si riveleranno tappe verso il baratro. Per lui non ci sarà redenzione, anche perché i pochi momenti di rinsavimento dalle cieche adesioni politiche o religiose avranno il sapore di atti mancati verso le persone a cui ha voluto più bene.

Lorenzo Germano

Francesca Veltri, Malapace, pp. 187, Miraggi Edizioni, 2022, euro, 19, 00

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