Desnos, poesia e gioco

Robert Desnos (1900-1945), il primo a sinistra accanto a J. Cocteau

Era una foglia

Era una foglia con le sue linee
Linea della vita
Linea della fortuna
Linea del cuore                                                                                                                                       Era un ramo alla fine della foglia
Linea biforcuta, segno di vita
Segno di fortuna
Segno del cuore
Era un albero alla fine del ramo
Un albero degno di vita
Degno di fortuna
Degno del cuore
Cuore inciso, bucato, trafitto,
Un albero che non vide mai niente
Radici vigne di vita
Vigne di fortuna
Vigne del cuore
Alla fine delle radici era la terra
La terra semplicemente
La terra tutta tonda
La terra tutta sola attraverso il cielo
La terra.

Robert Desnos, “Era una foglia”, trad. M. Conti, da “Fortunes”, Gallimard, 1945

Cantafavole, cantafiori

La prima edizione della raccolta poetica Chantefables, Chantefleurs venne editata da Gallimard nel 1930.

Una formica di diciotto metri
Con un cappello in testa
Non esiste, proprio non esiste.
Una formica che trascina un carro
Pieno di pinguini e anatre
Non esiste, proprio non esiste.
Una formica che parla francese
E latino e giavanese
Non esiste, proprio non esiste.
Eh! Perché poi proprio no?

Robert Desnos, “Una formica”, trad. M. Conti, da Chantefables, Chantefleur, 1930. La poesia venne musicata per la prima volta da Joseph Kosma per Juliette Greco nel 1950.

P’oasis

Una delle numerose antologie poetiche di Desnos (s.d.)

À Louis Aragon.

Nous sommes les pensées arborescentes qui fleurissent sur les chemins des jardins cérébraux.
Soeur Anne, ma Sainte Anne, ne vois-tu rien venir… vers Sainte Anne?
— Je vois les pensées odorer les mots.
— Nous sommes les mots arborescents qui fleurissent sur les chemins des jardins cérébraux
de nous naissent les pensées.
Nous sommes les pensées arborescentes qui fleurissent sur les chemins des jardins cérébraux.
Les mots sont nos esclaves.
— Nous sommes
— Nous sommes
— Nous sommes les lettres arborescentes qui fleurissent sur les chemins des jardins cérébraux.
Nous n’avons pas d’esclaves.
— Soeur Anne, ma soeur Anne, que vois-tu venir vers Sainte Anne ?
Je vois les Pan C
Je vois les crânes KC
Je vois les mains DCD
Je les M
Je vois les pensées BC et les femmes MÉ
et les poumons qui en ont AC de l’RLO
poumons noyés des ponts NMI
Mais la minute précédente est déjà trop AG — Nous sommes les arborescences qui fleurissent sur les déserts des jardins cérébraux.

P’oasis

Siamo i pensieri arborescenti
che fioriscono sui sentieri dei giardini
cerebrali.
Sorella Anna, Sant’Anna mia,
non vedi niente in arrivo a Sant’Anna?
– Vedo i pensieri esalare parole
– Noi siamo le parole arborescenti che fioriscono
sui sentieri del giardini cerebrali.
Le parole sono nostre schiave.
-Noi siamo
-Noi siamo
-Noi siamo le lettere arborescenti che fioriscono
sui sentieri dei giardini cerebrali.
– Non abbiamo schiave.
– Sorella Anna, sorella Anna mia,
non vedi niente in arrivo a Sant’Anna?
Io vedo i Pe.nsieri
Io vedo i crani S.chiacciati
Io vedo le mani M.orte
Le A.mo
Vedo i pensieri B.aciati e le donne A.mate
e i polmoni che ne hanno abbastanza dell’A. ria, l’A.li, o
polmoni annegati dai ponti nemici.
Ma l’istante che precede è già V.ecchio – Siamo le
arborescenze che fioriscono sui deserti cerebrali.

da “Corps et Biens”, (Gallimard, 1930), trad. M. Conti

*Robert Desnos, nato nel 1900 a Parigi e morto nel campo di concentramento nazista di Therensienstadt in Cecoslovacchia è stato tra i primi ad aderire al Movimento Surrealista. La sua opera d’esordio porta accanto suo nome quello di Rrose Sélavy, un personaggio fittizio inventato da Marcel Duchamp. Dal 1924 al 1929 è redattore della rivista La Révolution Surréaliste,ma rompe con Breton dopo che quest’ultimo ha orientato il gruppo verso la politica comunista. Scrive alcune raccolte poetiche e testi che diventeranno canzoni come quello qui tradotto (La formica); è autore di prose e saggi sulla pittura del tempo. Morirà di febbre tifoide nel campo di concentramento dove è stato recluso quando già le truppe sovietiche erano entrate nel lager.

Rue Mazarin, 6 Paris