La straniera

«Mia madre e mio padre si sono conosciuti il giorno in cui lui ha cercato di buttarsi da ponte Sisto a Trastevere.»
L’incipit della Straniera è sorprendente quanto l’intero libro, un romanzo, una autobiografia e soprattutto la storia di uno sradicamento che nasce da una terreno in cui nulla è definitivo. Per cominciare persino il tentato suicidio non è un dato certo perché il padre sostiene di aver conosciuto sua moglie salvandola da un’aggressione davanti alla stazione Trastevere.
Potremmo pensare che le due versioni trovino una soluzione, ma non è così, tanto più che entrambi i genitori sono sordi e questa sordità si estende in un temperamento orgoglioso e distante da tutti.
Potremmo allora pensare che le esperienze dei genitori forniscano e cerchino nelle loro stesse vite dei riferimenti sicuri. E ancora una volta sbaglieremmo. Viaggiano, litigano, si amano, cercano altrove. Così dobbiamo constatare, come dice l’autrice che «la storia di una famiglia somiglia più a una cartina topografica che a un romanzo, e una biografia è la somma di tutte le ere geologiche che hai attraversato».

Scrivere di sé

Claudia Durastanti

Le pagine in cui Claudia Durastanti ferma l’attenzione sulla scrittura sono esemplari. Parla della sua esperienza, ma potrebbe valere per quella di qualsiasi memoir passato e presente. Dice: «Rileggere te stessa significa inventare quello che hai passato, individuare ogni strato di cui sei composta: i cristalli di gioia o di solitudine sul fondo, le conseguenze di una memoria che è evaporata, tutto ciò che è stato scavato e poi inondato, solo per renderti conto che non è vero che il tempo guarisce: c’ è una frattura che non verrà mai riempita.» Fatalmente questa spaccatura diventa mito, energia e limite.

Prima fermata a Brooklyn

Brooklyn, anni Ottanta

A cinque anni Claudia è a Brooklyn dove vivono i nonni materni. Si annuncia un nuovo percorso ma il senso di disappartenenza non si fa attendere. Sua madre non lavora, resta a dormire, la piccola cerca di evitare l’asilo, il fratello gli spiega che in realtà i genitori sono attori che usano il metodo Stanislavskij e si fingono sordi per entrare nel ruolo. Coi nonni la bambina va a visitare le ville anziché Manhattan; sua nonna la manda a fare consegne di mozzarella per il quartiere quando non fa la cuoca e si diverte a prendere in giro la lingua americana così che I don’t know diventa “aranò”. Insomma il mondo che la protagonista porta con sé è straordinariamente mobile, incerto ed enigmatico. Tanto più che questo mondo si divide ogni anno, ritualmente, tra la Basilicata e Ney York o il New Jersey dove trascorre parte delle vacanze.

L’italiano dopo l’inglese

“Stiro da ferro”, “Bega”, “Frankfurt”: rispettivamente “ferro da stiro”, “Busta”, “Hot Dog” (il genere, la variante è Frankfurt): la scrittrice impara l’italiano con molte altre pronunce in testa; confonde il desiderio con la realtà, disegna a scuola una casa che non assomiglia in nulla a quella reale. E intanto legge, da Grimm a Kerouac, mentre sua madre – in camera – dipinge. Per il piccolo mondo lucano si tratta di una bambina e di una famiglia ben strane. Lo sa anche suo fratello adolescente che le dice: « Hanno già deciso cosa diventeremo: io un delinquente e tu una ragazza volgare, dobbiamo cambiare le cose.»
Intanto i genitori si sono divisi ma il padre non si è rassegnato, rapisce la bambina, la porta in giro.
Claudia Durastanti prende in consegna il lettore come il personaggio paterno la bimba e lo immerge ad ogni capitolo in piccole e scalzanti storie che chiudono subito il sipario solo per consentire la memoria successiva e dar luogo a un registro qualche volta drammatico, qualche volta ironico: « Crescevo, e la parola Basilicata non appariva mai in televisione e neanche nei cruciverba».

Rotondella (Basilicata); foto di repertorio

Il romanzo

I numerosi mutamenti di registro della Straniera sono funzionali ad altrettanti e rapidi movimenti narrativi, storie che sarebbero aneddoti o tappe non fossero resi compatti dallo sguardo straniato, da una scrittura viva ed energica. Più volte durante la lettura si ha l’impressione che quel capitolo, quella stessa voce narrante, potrebbe raccogliersi intorno al singolo episodio e farne un’altra autonoma storia. Ma la forza di questo romanzo consiste proprio in questa versatilità compatta, nell’originalità della scrittura. Originalità che, in un paesaggio letterario come quello di questi anni, non è stata cifra sufficiente per il premio Strega; essendolo, viceversa e da tempo, l’ovvietà.

Marco Conti

Claudia Durastanti, La straniera, pp. 285 La nave di Teseo, 2019; euro 18,00