Maggiani, poesia e matematica

In copertina campeggiano quattro cerchi: insiemi e sottoinsiemi, le lettere delle parole  Poesia e Scienza si dividono e si uniscono come suggerisce il titolo del libro di Roberto Maggiani, Poscienza. La coniugazione tra i due ambiti non può trovare un immaginario adeguato? Per Maggiani anche i segni e i simboli delle equazioni matematiche si prestano a una lettura del testo. « La scienza moderna e contemporanea, ci ha consegnato nuovi temi di lavoro poetico: la nuova Beatrice, la nuova Laura, la nuova Silvia possono ben essere delle particelle nascoste e agognate, delle stelle o degli oggetti cosmici misteriosi», scrive l’autore nella presentazione. Maggiani, fisico nucleare, ha all’attivo diverse sillogi ma qui tenta l’integrazione di un doppio linguaggio. E poiché Haisemberg ci ha spiegato che nell’infinitamente piccolo l’indeterminazione è legge di quanti, a maggior ragione lo sarà l’ibrido dei versi. Così si potrebbe cominciare con la parafrasi, vale a dire dall’incommensurabile alla particella, di  “L’impraticabile pensiero”,

                                                                      L’impraticabile pensiero

Di universo in frasca

qualcuno sospira nell’interno

della casa : è lo spazio che ci basta

{a cosa serve l’infinito? >↓

                                    La mente lo prova

                                   ◦[larg (◦-◦) stretto che sia]

                                   come fargliene una colpa?

                                                                               :pensa e ripensa

                                                                               ma ogni tre iterazioni

                                                         converge a un albero a una rondine

                                                         o a un cane che abbaia

                                                         e lì si ferma –  non va oltre…}

                                                          L’infinito stringe i fianchi.

Sussiste implicita nei segni della matematica e nei simboli (in alcuni testi non manca un’idea di pittografia) un’idea di universale e di bello platonico che si avvale del resto di temi fecondi, come quelli del desiderio, dell’eros, della condivisione. A dispetto della folla di indicazioni segniche, Maggiani consegna i versi con una pronuncia leggera, talvolta ironica.

Spazi tipografici e punteggiatura

Non è senza implicazioni neppure l’uso dello spazio tipografico. Con il Novecento e la frantumazione delle forme chiuse, la poesia si è avvalsa di valori espressivi che, dai versi a gradino, all’uso non ortodosso di maiuscole e punteggiatura, al calligramma (peraltro di antichissima radice), hanno cambiato la lettura, richiamato il valore visuale del testo e spesso una pronuncia più soggettiva. Qui l’accezione informale è riconsegnata con altre, diverse potenzialità. Non la pontuaction blanche sembra l’elemento distintivo. L’importanza degli spazi bianchi si somma invece, con Maggiani, alla punteggiatura nera, cioè  a una sovrabbondanza segnica a cui non è affatto attribuibile una semplice funzione di completamento del testo ma al contrario di destabilizzazione rispetto alle locuzioni, come accade per esempio con l’uso delle espressioni tra parentesi dove i nessi si elidono e al lettore tocca il compito di scegliere un sentiero, di memorizzarne un secondo, di tornare a ritroso sulle tracce di un’altra, silenziosa, lettura.  

Marco Conti

Roberto Maggiani, Poscienza, pp. 123, Il ramo e la foglia edizioni, 2024; euro 13, 30

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