Esenin e il paradiso di Motivi persiani

Da un ventennio la poesia di Esenin mancava dagli scaffali degli editori italiani. Tra il 1968 e l’ 85 era stata la collana ‘bianca’ di Einaudi a dare spazio a uno degli autori più straordinari della lirica russa del primo Novecento. Ora ci ha pensato Passigli a coprire questa lacuna pubblicando Motivi persiani, uno degli ultimi libri di Sergej Esenin, concluso nell’aprile del 1925, a pochi mesi dalla morte, a trent’anni.

Il traduttore Iginio De Luca ricorda nell’introduzione  come l’opera di Esenin si sia sviluppata su tre motivi dominanti: quello rurale, contadino, fatto di paesaggi, permeato dal sentimento delle stagioni, quello religioso e cosmico dove la natura incontra il misticismo e, in ultimo,  quello politico, più conflittuale nonostante le ragioni positive avanzate nei versi: «Patria, sono un bolscevico». I motivi ricorrenti della sua poesia, lo spirito delle tradizioni, il sentimento per la patria, sono quelli che lo resero popolare, ma questa eredità mal si conciliava con la progettualità  sovietica come, sul versante artistico, non si conciliava con l’ansia di rinnovamento del futurismo. Le raccolte di Trasfigurazione e Il canto della grande marcia, denotano invece  uno spirito ribelle e sovversivo e la totale adesione alla corrente immaginista: «Non sono un uomo nuovo!/ A che serve nasconderlo?/ Con un piede rimango nel passato/ E volendo raggiungere l’esercito d’acciaio,/ Scivolo e cado con l’altro».

Gli anni difficili

I suoi ultimi anni furono i più tempestosi.  Il matrimonio con la celeberrima Isadora Duncan e i viaggi con la ballerina in Europa  e negli Stati Uniti che ebbero come conclusione  il  divorzio (lei non parlava russo, Esenin  non conosceva alcuna lingua straniera), costituivano forse già un tentativo di trovare nuovi slanci e di allontanarsi dalle trasformazioni intraprese dalla rivoluzione e dai suoi diktat.  Di fatto, in questi anni accompagnati dall’alcoolismo, Esenin prese a vagheggiare la Persia come luogo mitico e armonioso: uno spazio e un tempo immobili  condivisi nell’amore. Inutilmente cercò di viaggiare in quel paese; così alla fine e ne scrisse attraverso un immaginario emblematico mutuato in parte da un viaggio nel Caucaso e in parte dai poeti persiani più amati, Omar  Khayyam e Firdusi.  «Tutto il ciclo – scrive De Luca – è composto durante tre soggiorni nel Caucaso (in Georgia, Tiflis, Batum; e in Azerbajgian: Baku)  dal settembre 1924 all’agosto 1925».  A Batum Esenin incontra Sagané, una giovane armena che nei  quindici testi in cui si articola l’opera, diventa l’ideale, l’amore sublimato che identifica anche una Persia favolosa:

L’oro freddo della luna,
profumo di oleandro e di violaciocca.
E’ bello vagare nella quiete
dell’azzurro e dolce paese.

Lontano lontano, laggiù è Baghdad,
dove viveva e cantata Shahrazad.

(…)

La terra vagheggiata e distante ha tuttavia come contrappunto la nostalgia della Russia, del mondo in cui Esenin è nato e che ha costituito la quintessenza del suo discorso lirico: «E’ tempo che io ritorni in Rus’/ Persia! Dovrò lasciarti?/ Dovrò separarmi per sempre da te/ per amore del mio paese natale?/ E’ tempo che io ritorni in Rus’». Ma Esenin  stentava ormai a riconoscersi nel profilo della nuova Unione Sovietica.
Una nuova avventurosa unione con una nipote di Tolstoj proprio nell’anno del viaggio in Caucaso, non lo distrasse. Nel dicembre del 1925 Esenin si suicidò in una camera dell’Hotel Angleterre di Leningrado lasciando, scritta con il proprio sangue, una poesia di addio. Le circostanze (il poeta fu trovato impiccato con una ferita su un braccio e un occhio pesto) alimentarono il sospetto che la responsabilità fosse della polizia segreta sovietica. Cantore del popolo contadino prima, ribelle anarchico per i bolscevichi poi, Esenin era sotto diversi aspetti un autore scomodo per fama e atteggiamento. Tant’è vero che più tardi i suoi libri non vennero più ripubblicati. Di quello stesso anno è la poesia Confessioni di un teppista:« Non a tutti è dato cantare,/ E non tutti possono cadere come una mela/ Sui piedi degli altri». Alla sua scomparsa scrissero di lui Majakovskij, Il’ja Ėrenburg , Lev Trotsky.
All’introduzione e curatela di De Luca (sue anche le versioni di Poesie e Poemetti e di Pugačëv apparsi ugualmente da Passigli nel 2021) fa seguito un saggio di Riccardo Mini che saluta Motivi persiani come una «delle vette più alte della purezza lirica» di Esenin.
Marco Conti

Sergei Esenin, Motivi persiani (a cura di Iginio De Luca), pp. 108, Passigli Editori, 2024; euro 13,50

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