Un’estate da Dick Fulmine: ecco il romanzo di formazione

Non c’è ombra di Resistenza, solo qualche pallido riflesso del fascismo appena debellato, però c’è la storia di due ragazzi che si scoprono adulti dopo qualcosa di molto più grande delle loro, finora brevi, esistenze. E c’è soprattutto l’avvicendarsi di figure e dinamiche che rientrano in quell’istituzione che da secoli si chiama “famiglia” e si conserva intatta nonostante le ingerenze della Storia e del tempo, avendo sempre la meglio su luoghi e persone. Un’estate da Dick Fulmine, secondo romanzo del genovese Alberto Grillo e nuova uscita della collana fremen dell’editore Laurana, racconta questo e molto altro con uno stile asciutto, a tratti scarno, procedendo per dialoghi e immagini minime, rivelatrici delle sorti di Francesco e Giuseppe: due ragazzini che dall’entroterra ligure seguiranno percorsi paralleli per poi rincontrarsi a Genova, città di scoperta e di formazione.

L’autunno del ’43

Nelle prime pagine, ambientate nella campagna della valle Bormida, Bepi e Cichìn sembrano essere le facce di una stessa medaglia: i due cugini vivono una placida vita agreste con giochi e scorribande ricordando i personaggi dei racconti pavesiani. Anche qui il fiume ha un ruolo fondamentale (non c’è il Belbo ma la vicina Bormida) ed è correlativo oggettivo della libertà di muoversi  in uno spazio aperto e di un’esistenza  che ha ritmi millenari e ciclici. Poi, l’8 settembre 1943 segna lo spartiacque: «Il Maresciallo tacque, la radio ronzava nell’odore della cipolla. Vittorio girò la manopola e la spense. E adesso?» (p.27). I grandi si radunano nel cortile, partono le discussioni e arriva la decisione della famiglia di Francesco: «Ce ne andiamo lunedì». Ecco allora che uno dei pochi momenti storici descritti da Grillo dà l’avvio alla separazione dei ragazzini, che porterà inevitabilmente all’evoluzione di personalità diverse: Cichìn va a Dorf per seguire il padre in un campo di lavoro e Bepi sfolla a Genova.

Due vite diverse

Quando nel 1945 Francesco, dopo lutti e peripezie, raggiunge gli zii in Liguria la vita può ripartire, ma le sorti dei due adolescenti sono ormai completamente scisse. Giuseppe, per un incidente, è divenuto cieco e ha dovuto imparare a conoscere vicoli e pericoli senza affidarsi alla vista, il cugino invece si trova a fare i conti con una realtà cittadina che non gli appartiene e la difficoltà emotiva a gestire i traumi di quanto vissuto: «Anche se con Giuseppe non parlava di queste cose, voleva smettere di avere paura delle parole» (p.197). Tutta la seconda parte del libro è un grande tentativo da parte del protagonista di trovare un equilibrio tra le spinte sessuali della sua età e un passato ingombrante, che a volte vorrebbe continuare a perpetrare e a volte vorrebbe disconoscere. Proprio come avviene con la raccolta di fumetti di Dick Fulmine persa e ritrovata, venduta e riconquistata in una danza d’intenzioni che racconta un difficile conflitto interiore. Ma saranno gli eventi finali a ripresentare quella dimensione famigliare lasciata indietro che, come un fiume in piena, inghiottirà tutto, facendo venire meno le fatiche e le ansie individuali.

Lorenzo Germano

Alberto Grillo, Un’estate da Dick Fulmine, pp. 256, Laurana Editore; euro 18, 00

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