Letture in casa Einaudi: i promossi e i bocciati

Come pensa e come giudica il consulente di una grande e prestigiosa casa editrice? Centolettori. I pareri di lettura dei consulenti Einaudi 1941-1991 risponde, almeno sotto il profilo storico a questa domanda. Cinquant’anni di opere, di valutazioni, ma soprattutto di impliciti confronti tra lettori ormai parte della storia letteraria e culturale italiana e autori ugualmente antologizzati.

Se si dovesse trovare un vistoso limite a questa antologia di schede di valutazione, questo sta semmai all’opposto: ovvero esordienti e sconosciuti  in queste schede editoriali pubblicate non ce ne sono,  benché frugando nel catalogo storico i nomi compaiano numerosi. Ma quello che è stato  l’editore più aperto e progressista  dal dopoguerra agli anni Ottanta (il presente è altra cosa),  mostra in questa rassegna di giudizi un setaccio a maglie strettissime. Così strette che qualche volta, benché raramente, perde opere destinate a contrassegnare i tempi: nella saggistica come della narrativa. E’ il caso, per esempio, della bocciatura di fatto di Hermann Broch nonostante il parere di Cesare Pavese che, nel 1947, compila la sua scheda su La morte di Virgilio, intuendo quasi con esattezza il futuro del libro.  Parlando di sé in terza persona, scrive: «Pavese è convinto che ci voglia il parere di un buon germanista e sospetta che Broch potrebbe diventare uno di quei nomi indispensabili come appunto Joyce o Th. Mann o Proust.» Ci azzeccò pur allargandosi un poco. Ma La morte di Virgilio venne pubblicato solo nel 1962 da Feltrinelli.

Mastronardi, Bianciardi, Propp

Viceversa Gianfranco Contini legge Mastronardi e si fa prendere dall’interesse filologico  personale che vorrebbe ritrovare l’effervescenza linguistica e l’invenzione dell’autore del Calzolaio di Vigevano. Il critico alla fine boccia il romanzo pur con qualche perplessità. «Debbo confessarti – scrive – di non averci ritrovato la vivacità di invenzione poetica, più o meno espressa in forma vernacolare, che m’aveva interessato, anzi rapito, nel pezzo del “Menabò”. Anche questo è libro decorosissimo; ma appunto, forse il mastronardismo ci s’è sistemato in letteratura. L’autore riecheggia se stesso»…Con tutto questo il libro uscì nei “Coralli” nel 1962, cioè un anno dopo il parere del filologo.

Qualche volta la mancanza di tempestività editoriale è invece letale. Succede per La vita agra di Luciano Bianciardi. Guido Davico Bonino si pronuncia con entusiasmo per la pubblicazione ma il romanzo comparirà da Rizzoli in quello stesso anno.

Le schede dei lettori  dovevano corrispondere a precise caratteristiche ricordate da Ernesto Franco nella prefazione: la tempestività del rapporto, la brevità (circa una cartella), qualità in qualche caso giustamente snobbata, la delimitazione dei punti cardinali del libro, e infine quegli elementi di utilità come la possibile ricezione del testo da parte dei lettori, la sintesi dell’opera e infine il giudizio di valore. Un lavoro dopotutto non di poco conto che ogni esperto disciplinare svolge in modo diverso. Quando Clara Coïsson scrive del saggio di Vladimir Propp che oggi conosciamo col titolo Le radici storiche dei racconti di fate ( il titolo esatto sarebbe “Le radici storiche del racconto magico”) fornisce alla redazione Einaudi non una scheda ma una dettagliata perlustrazione utile a comprendere la novità critica dell’approccio.  La lettrice mette le mani avanti, dice di non essere in grado di dare un giudizio sull’opportunità di tradurre il testo in italiano, ma espone la materia con una tale chiarezza che non sarà difficile per l’esperto fornire un parere. Intanto il libro «è pieno di cose interessanti che dovrebbero attrarre non solo chi si occupa di folk-lore»…E infine riassume e illustra il punto di vista di Propp, la tesi per cui ogni racconto  attinge al mito, al rito iniziatico o all’immaginario della morte. Tant’è che Pavese, ricevendo il parere, scriverà della lettrice: «Farle un monumento»!

Cantimori boccia la scuola delle Annales

Di monumenti invece non si dovrebbe parlare per le schede di lettura di uno storico italiano di vaglia ma, col senno di poi, un po’ imbarazzante a leggersi. Delio Cantimori boccia la ricerca storica di Fernand Braudel, ovvero il celeberrimo Il Mediterraneo e il mondo mediterraneo nell’epoca di Filippo II . Lo fa con un piglio moraleggiante che sorprende: «Le ragioni (della bocciatura ndr) sono le seguenti: non ritengo utile, anzi dannoso, diffondere, per mezzo di una traduzione di un’opera così ben scritta, brillante, affascinante anche per la sua facilità ed evasività, e superficialità di riflessione e di concetti – il metodo, o il sistema, o il regime, o l’arte retorica, chiamateli come credete, del gruppo di L. Febvre, Morazé, Braudel,  ecc. ecc». Quel che non concepisce Cantimori sembra essere un’idea di storiografia che sposti l’attenzione dal singolo fenomeno storico alla durata e, dall’idealità e dall’istituzione, alla civiltà e alla cultura materiale. I nomi sopracitati da Cantimori  (a cui si dovrà aggiungere almeno Marc Bloch e Le Roy Ladurie), sono quelli degli studiosi che cambiarono, ampliandola, la storiografia del Novecento con la scuola delle Annales portando all’attenzione  il mondo sociale e la sua stratificazione.

 

Per fortuna Einaudi non ascoltò la lezione di Cantimori e il libro uscì nel 1953 nella Biblioteca di cultura storica. Lo stesso accade con l’opera di Dilthey, Critica della ragione storica al cui parere contrario si oppose Norborto Bobbio e con i Minima Moralia di Adorno, editato poi nei “Saggi”, nel 1955, con alcuni tagli di carattere ideologico che videro la luce altrove ma solo nel clima della contestazione, vale a dire nel 1976 col titolo posticcio ed esatto di Minima immoralia (L’erba Voglio Editore) .

L’entusiasmo di Lucentini

In prospettiva appaiono invece sempre azzeccate le scelte di Franco Lucentini, assunto nel 1954 come agente editoriale in Francia e lettore, contemporaneamente, di libri stranieri per le edizioni francesi Plon. E’ Lucentini a consigliare la traduzione di Le Voyeur e Les Gommes di Alain Robbe-Grillet. «Si tratta – commenta – di due libri eccezionali, che a mio avviso andrebbero pubblicati senz’altro (in vista non tanto delle loro possibilità commerciali immediate, quanto della data che segnano nella storia della narrativa (…) per non trovarvi poi ad esservi lasciati sfuggire per distrazione o per lentezza un autore della portata d’un Proust, d’un Kafka o d’un Moravia.» Lucentini coglieva la prospettiva più ampia. Nel sonnecchiante mondo editoriale italiano,  Le gomme uscì effettivamente poco dopo, nel 1956, mentre Il voyeur (edito in originale nel 1955) sarà pubblicato sempre da Einaudi solo nel 1962. Carlo Fruttero invece respinge in quegli stessi anni Flannery O’Connor e La Saggezza del sangue con grande severità:  i primi capitoli scrive a ElioVittorini sono promettenti «ma poi mi pare che incominci a barare, e tutta la storia prende un’aria di voluto e appiccicato. Alla fine ho sentito odor di Greenwich Village.» Il libro uscirà nelle edizioni Garzanti solo nel 1985.

Italo Calvino: La Duras è grande; impubblicabile Klossowski

Tra i lettori più prestigiosi compare Italo Calvino. Nel 1950 lo scrittore è affascinato da Marguerite Duras: «Caro Elio – scrive a Vittorini – da tempo non mi capitava di leggere un libro bello come il Barrage contre le Pacifique. L’ho letto da pochi giorni e non parlo d’altro: ma siccome non so che emettere esclamazioni di entusiasmo nessuno mi crede. Ora l’ho mandato a Natalia che è in montagna.» L’anno dopo Una diga sul Pacifico sarà stampato nella collana “I gettoni”. All’autore della trilogia I nostri antenati è invece indigesto l’erotismo cervellotico di Pierre Klossowski. Roberta Stasera e L’editto di Nantes, saranno infatti pubblicati da SucarCo, quasi trent’anni dopo la loro edizione originale in francese.  Calvino fulmina così l’autore francese in lettura: «Scrittore di detestabile impostazione ideologica e letteraria, è scrittore da non potersi né doversi pubblicare. Però devo confessare che antipatico non è, e che in tutte queste porcherie, non perde mai un suo sense of humor, cosa che difetta di solito ai mistici dell’erotismo.» Invece nonostante la raccomandazione che Roberto Bazlen  fa a Calvino di Vidiadhar Surajprasad Naipaul per A House for Mr Biswas, del 1961, la casa editrice alla fine non lo accetterà e Una casa per il signor Biswas uscirà tre anni più tardi con Mondadori.

Delitto, castigo e pentimento: il caso di Roland Barthes

Complessivamente la selezione è orientata ai titoli importanti accolti da Einaudi e dunque i pochi dinieghi spiccano, come quello  per le Mythologies di Roland Barthes nella scheda firmata da Sergio Solmi. Per il critico e poeta italiano, Barthes «risente troppo» «del crescente provincialismo della cultura francese e dell’ideologismo delle nuove generazioni». Mitologie, (“Miti d’oggi” sarà poi il titolo italiano di Einaudi) che  raccoglie sotto temi diversi la funzione ideologica  della vita quotidiana, dalla pubblicità per la Nuova Citroen al Tour de France, secondo Solmi era «provinciale» in quanto francese,  essendo la Francia, specifica un inciso della scheda, tutt’altro che rappresentativa del mondo. Il commento di Solmi avveniva a ridosso dell’edizione francese del 1957. Il libro di Barthes venne poi stampato da Lerici nel 1962 e infine acquistato proprio da Einaudi 12 anni dopo la traduzione, quando ormai il nome del critico era affermato, nel 1974. Da quel momento è continuamente ristampato in ogni parte d’Occidente. Il provincialismo  non riguardava evidentemente la visione di Barthes.

Marco Conti

 

 
 


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