Eshkol Nevo, Legàmi a una svolta del tempo

Quando le cose cominciano a cambiare? E viceversa cosa facciamo quando sono appena cambiate? Eshkol Nevo narra questi due momenti nei venti racconti di Legami. Un figlio che accompagna il padre ammalato in un ultimo viaggio per assistere ad un concerto di Springsteen; una coppia affiatatissima costretta a tornare in una piccola città per far fronte ai costi della vita; una madre che fa visita al figlio abbandonato quand’era piccolo. Gli esempi potrebbero moltiplicarsi perché Nevo predilige  in questa raccolta una prospettiva temporale  brevissima e, per l’appunto,  personaggi  la cui vita sta per subire un mutamento. E un mutamento affettivo.  I momenti topici quasi sempre promettono o negano ma  imprimono comunque una piccola o grande metamorfosi tra quelli che talvolta appaiono o sono “cuori affamati”, per riprendere il titolo puntuale del primo racconto, “Hungry Heart” e un protagonista sodale di Springsteen.

Meno drammi possibile

Il titolo “Meno drammi possibile” fa eco ai consigli degli psicologi in occasione dell’incontro di una madre con suo figlio lasciato all’altro genitore quando era ancora bambino. Dopo quindici anni Hannah vola da Toronto a Tel Aviv  per incontrarlo  trovando con lui l’intera  tribù parentale che tanto l’aveva impaurita da giovane. Ma intanto non può impedirsi di immaginare: «In ogni scenario che aveva immaginato nei giorni precedenti al loro incontro, lui aveva una reazione diversa: una volta teneva le distanze. Un’altra volta la abbracciava e la chiamava “mamma”. Un’altra ancora, particolarmente penosa, la sferzava con il “come hai potuto?” che doveva covare in cuor suo da quindici anni.» E invece è un gentiluomo, si informa sul posto in cui lei alloggerà, e «a ogni frase che lei dice annuisce e le rivolge un sorriso educato»;  è quasi tutto perfetto visto che madre e figlio non si conoscono. Ma andandosene a spasso con un tour operator si frattura una caviglia, viene ingessata e, imprevedibilmente, il soggiorno si prolunga, Hannah finisce ospite della tribù. La linearità della vicenda a questo punto prende però una strada diversa perché il gesto della donna di accettare l’ospitalità della famiglia, innesca una ricognizione nel passato destinata a un nuovo inizio.

Per ogni personaggio protagonista, Eshkol Nevo prende in consegna una tranche de vie ben circoscritta nel tempo dove le risonanze  dei gesti, delle azioni,  sembrano poterne  ricreare il profilo o rimettere altrimenti in gioco l’esistenza. E’ il caso del protagonista di “Zero tolleranza”, un marito innamorato della moglie, corretto ed equilibrato  nei suoi rapporti ma di tanto in tanto costretto a subire la violenza  gratuita della consorte, improvvise aggressioni e scoppi d’ira gratuita.  Oppure  è il caso della dialettica che si è instaurata  fra due anziani coniugi che hanno perso la figlia e sembrano ora vivere della propria reciproca  insofferenza (“Nel cuore del cinema”) fino a un evento inatteso.

Segmenti del tempo

Lo scrittore di La simmetria dei desideri e Neuland  ci ha abituati a una prosa tersa, spesso dialogica, ma questa volta Nevo aggiunge al periodare essenziale, l’impegno a dire subito il clima emotivo del personaggio e a farlo senza sottolineature espressive con disinvoltura  formale. Lo aiuta in questo percorso la suddivisione del tempo narrativo, una linea spezzata in segmenti brevi, talvolta in flashback o sottolineature a cui rinuncia in una solo racconto, non a caso tra i più brevi. La frammentazione dà certo modo allo scrittore israeliano di facilitare la lettura ma, soprattutto, diventa uno strumento eccezionalmente potente quando si tratta di mettere a fuoco le azioni dei personaggi e gli snodi della narrazione.

Eshkol Nevo, Legàmi, pp. 317, Gramma/ Feltrinelli, 2024; euro, 19,00

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