Sulle ali del Sarto di Ulm: una nuova rivista di poesia

Lorenzo Calogero, Tommaso Di Ciaula, Luigi Di Ruscio, hanno avuto in comune non solo una vita letteraria appartata, estranea all’establishment letterario, ma soprattutto la singolarità delle loro opere, nate nel sud dell’Italia e trasferite per fama in un Novecento quanto meno caotico e straniante.  Ora ci ha pensato la rivista di poesia Il sarto di Ulm a riportarne all’attenzione non solo i versi ma i profili critici. Nuovo bimestrale, votato alla poesia ma attento agli innesti con la narratività e la prosa, Il sarto di Ulm riprende nella testata il titolo della lirica di Brecht, con indubbia ironia: «Vescovo, so volare, il sarto disse al vescovo./”Guarda come si fa!”/ E salì, con arnesi/ che parevano ali,/ sopra la grande, grande cattedrale”. Diversamente dal sarto di Brecht, quello editoriale ha avuto con queste pagine migliore fortuna: per quanto oggi il pubblico di lettori di poesia sia più piccolo di quello dei facitori di versi, l’impressione è che esso sia assiduo e tenace con punte che per alcuni titoli raggiungono quelle della narrativa di nicchia.

Radmila Lazić, Corrado Alvaro, Paolo Volponi

La rivista cosentina, nata due anni fa e diretta da Bonifacio Vincenzi, ha avuto l’accortezza e l’intelligenza di non ricalcare le esperienze già proposte: quelle di rimescolare i nomi più frequentati in questo scorcio di tempo o di rinchiudersi in una militanza per pochi. D’altro canto ai nomi appena fatti dei poeti del sud ha unito fino ad oggi pagine dedicate a un’attualità eterogenea che tocca con uguale attenzione sia la poetessa serba Radmila Lazić, sia l’opera di Corrado Alvaro e di Paolo Volponi, quest’ultimo con alcuni testi dell’edizione einaudiana delle Poesie giovanili e una nota critica di Sara Serenelli o, con una arguta lettura semiologica di Marta Celio il testo della francese Laure Gauthier, Kaspar di pietra, stampato dallo stesso editore della rivista, Macabor.

Letteratura migrante e giovani autori

Il sarto di Ulm ha accompagnato finora l’esegesi e l’affaccio dei versi di autori ormai antologizzati ai profili di letterature per lo più distanti dai circuiti commerciali ed editoriali, e ai poeti giovani ed esordienti. Tra i primi, oltre a Radmila Lazić, compare (nell’ottavo numero del bimestrale) l’opera in italiano del romeno Stefan Damian (dall’inedito Il giardino degli angeli) che pare aggiungere un altro tassello alla letteratura migrante (noto è il caso di Eliza Macadan, su cui ha scritto recentemente in questo senso Alberto Bertoni in margine alla raccolta Pioggia Lontano edita da Archinto). Un nuovo contributo del tutto inedito nasce nelle pagine della rivista di marzo-aprile di quest’anno con il dialogo tra Nicola Grato e Amal Bouchareb intitolato “Appunti per un’idea di traduzione come legame tra i popoli” introdotto da Alessandro Cannavale: qui è il libro di versi di Grato, Le cassette di Aznavur (2020) a diventare l’occasione di un do ut des del tutto interpretativo.

Altri profili

Molti gli scorci antologici di giovani e meno giovani autori, tra cui Julia Gianferri, Maria Grazia Insinga, Daniel Cundari e puntuali ad ogni numero le recensioni, una selezione della cospicua produzione editoriale italiana con  note di Antonio Spagnuolo, Marta Celio, Bonifacio Vincenzi, Silvano Trevisani e numerosi collaboratori. Tra le lievi arie di Ulm, ci piace riproporre i versi altrettanto aerei e ironici di Julia Gianferri:

La siccità è una fede

e tutte le volte che ti assenti

io abbevero non più la seduzione

ma tutto ciò che la mantiene intatta

Questo è avere fede

in qualcosa

che muore.

*

Marco Conti

Il sarto di Ulm, Bimestrale di poesia, nn. 7-8-9, 2021 . Macabor Editore

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