Ian McEwan, Quello che possiamo sapere

Fin dal titolo, Quello che possiamo sapere, il romanzo di Ian McEwan interpella la grande storia e gli uomini nelle loro pulsioni, nei loro segreti. E’ il 20 maggio 2119 quando uno studioso di letteratura approda alla biblioteca Bodleiana di Snowdonia, nel nord del Galles, alla ricerca di notizie d’archivio su un poema perduto, “Una corona per Vivien”, appartenente a un autore del primo ventunesimo secolo, Francis Blundy accostato per grandezza a  Seamus Heaney. Ma proprio in questo caso quel che possiamo sapere è soltanto di natura circostanziale. Il filologo Thomas Metcalfe sa che il testo è stato composto un secolo prima, nel 2014, in omaggio alla moglie Vivien durante una cena e che, per qualche ragione, non è mai stato pubblicato. Come accade per tutte le cose misteriose, anche il poemetto diventa quindi un affascinante amuleto, un oggetto dell’immaginario di un tempo scomparso. Thomas cerca di ricostruire i fatti, le certezze. Per esempio la presenza di un celebre critico letterario al convivio dove il poema venne letto, o la curiosa circostanza che Vivien, in quegli anni, avesse lasciato la carriera accademica e ogni gloria a lei connessa per dedicarsi a casa e giardino. Una ricerca che in teoria dovrebbe essere semplice perché quel secolo ha consegnato una enorme massa di dati, messaggi, mail, video. Ma a quanto pare tutto questo non serve, la superficie del reale è altrove. « Eppure – dice la voce del narratore – sappiamo più noi del ventunesimo secolo di quanto sapesse quel secolo del proprio passato.» Del presente del protagonista sappiamo invece che vive nel mondo sopravvissuto alla grande Inondazione: piccoli e grandi  arcipelaghi dove la fortuna di un tempo è vista con disagio e nostalgia mentre il presente tenta di trovare soluzioni contro la penuria di risorse, dai dispositivi a bassa energia alle biblioteche spostate in alto, sulle vette delle montagne.

Distopia? Il cuore del romanzo è altrove

Ian McEwan non ha avuto tuttavia l’ambizione di disegnare una distopia post-apocalittica. L’attenzione narrativa cade altrove. Attraverso i protagonisti, prima il letterato Thomas nel 2119, poi l’intellettuale Vivien nel 2014,    McEwan guarda al nostro presente da cui dirama implicitamente la condanna poiché ogni cosa rivela come le trasformazioni climatiche del pianeta, la dispersione delle risorse, abbiano creato un collasso irredimibile. Il doppio specolo sui due mondi è il cuore del romanzo e lo strumento che nella prima parte sposa l’investigazione, nella seconda dà luogo ad una scoperta e alla riflessione sulle possibilità di conoscere, di afferrare oltre le mitologie e le approssimazioni della storia. Il detective-filologo si imbatte in breve nel diario della moglie del poeta, Vivien, un massiccio quaderno di cui viene in possesso dopo una sorta di stevensoniana mappa del tesoro: un altro documento da interrogare.

Una mappa sul pavimento

«Mi alzai all’alba, feci il caffè e distesi una mappa sul pavimento. Le onde gigantesche del 2042 si erano abbattute sulle coste occidentali dell’isola britannica spingendosi nell’entroterra attraverso l’estuario del Severn e creando un mare interno che finì per includere la valle di Oxford.» Le coordinate reperite da Thomas consentono di individuare proprio il luogo in cui il poeta e Vivien vissero in aperta campagna. E dove un baule custodisce la memoria personale della donna, la vita con il suo primo marito Percy, colpito anzitempo dall’Alzheimer, la relazione con il celebre poeta che sposerà. Ma al ricercatore Thomas sono riservate nuove sorprese capaci di rendere irrilevante anche il capolavoro perduto.

Il realismo di Ian McEwan è qui più smagliante che mai, ma la natura della sua narrazione è interrogativa. I destini individuali incontrano quelli collettivi e il tempo degli uomini, come accadeva in Espiazione e in Lezioni. A unire ormai una lungo racconto temporale costellato da una decina di romanzi resta forse un unico dato: la preoccupazione che la ragione sonnecchi e che il risveglio sia feroce.

François Morane

Ian McEwan, Quello che possiamo sapere,  pp. 367, Einaudi 2025; euro 21,00

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