“Cadavere squisito”, se la fantapolitica è horror

La disumanità non è soltanto una ricetta fatta di assenza di empatia, ferocia, volontà di sopraffazione e sopravvivenza. Semmai è un modo di vedere l’altro — che sia oggetto, animale o persona — o meglio di non riconoscerlo affine a noi stessi, e perciò di reificarlo e disprezzarlo. Nel caso di Cadavere squisito, romanzo dell’argentina Agustina Bazterrica che le è valso il premio Clarín e mezzo milione di copie vendute in tutto il mondo, questa modalità di guardare ciò che ci circonda riguarda gli esseri umani.

Nella distopia edita in Italia da Eris (piccola casa editrice torinese) con la traduzione di Francesca Signorello, un virus letale ha colpito tutti gli animali portando la collettività a spingere i governi ad autorizzare l’allevamento e la commercializzazione di carne umana, chiamata ora “speciale”. Un fatto che viene presto normalizzato — forse una delle trovate più sconvolgenti per il lettore nelle prime pagine, capace di generare un’inquietudine che si propaga per tutto il libro — facendo dimenticare la provenienza di ciò che viene servito in tavola. Tutto è regolamentato in modo stringente: chi si avvicina agli esseri umani allevati, talvolta modificati geneticamente per migliorarne qualità e sapore, rischia la macellazione al Mattatoio Comunale. Intanto, alimentarsi con questi nutrienti diventa uno status sociale riconosciuto e centrale.

Bazterrica: «L’umanità sono le nostre parole»

Con una scrittura semplice e lineare, ma mai banale, veniamo catapultati in medias res nella quotidianità di Marcos Tejo che, per lavoro, tratta i migliori capi di bestiame ed è considerato uno dei massimi esperti nel settore. Fin da subito entriamo in contatto con i suoi pensieri, capendo che l’uomo non è entusiasta di questa rivoluzione, ma per sostentamento e competenze ha continuato a operare in tale ambito: «Lui non la chiama carne speciale. Lui usa termini tecnici per parlare di ciò che è un umano ma non sarà mai persona, di ciò che rimarrà sempre un prodotto».

In un contesto in cui i funerali non si celebrano più e molti anziani finiscono al macello per saldare i debiti, la scelta di occuparsi del padre e di continuare a tenerlo in una casa di riposo, mentre la sorella evita persino di fargli visita, sembra un’ulteriore presa di posizione. È lui il faro di Marcos, soprattutto nei ricordi delle visite allo zoo, ma è anche uno dei pochi che non ha più voce in capitolo: «Suo padre è una persona integra, per questo è impazzito». L’insistenza della Bazterrica sulle parole dei personaggi fa capire che molta dell’umanità ancora presente si gioca proprio nel linguaggio. Come nel caso della moglie Cecilia, ora lontana dopo la perdita di un figlio. Lei è un’altra colonna nell’esistenza del protagonista, capace di illuminare il buio calato sulla terra: «Le parole di Cecilia erano un fiume di luci, un torrente aereo, simili a lucciole splendenti». Purtroppo, «dopo quello che è successo col bambino, le parole di Cecilia si sono riempite di buchi neri, risucchiano se stesse». Infine, il sistema di valori di Marcos sarà ulteriormente messo alla prova da un regalo inaspettato ricevuto da uno dei suoi facoltosi clienti.

Un’intervista all’Irish Times

L’opera della scrittrice argentina, al di là della trama e del dissidio interiore, vuole metterci in guardia dalle storture del capitalismo, che rischia di diventare cannibalismo a detrimento di persone e valori. Bazterrica in un’intervista all’Irish Times ha dichiarato: «Ci fagocitiamo l’un l’altro in molti modi e a vari livelli: traffico umano, guerra, lavoro precario, schiavitù moderna, povertà, violenza di genere sono solo alcuni esempi di violenza estrema. Oggettivizzare e depersonalizzare gli altri ci permette di rimuoverli dalla categoria degli esseri umani (nostri pari) e di metterli nella categoria del mero “altro”, verso cui possiamo essere violenti e che possiamo uccidere, discriminare, ferire». L’invito allora è quello di lottare, facendo tesoro della nostra interiorità positiva, per guardare ciò che ci sta attorno in modo diverso. Un po’ come Marcos, che combatte tra traumi e ricordi di umanità, ma forse con esiti differenti.

Lorenzo Germano

Agustina Bazterrica, Cadavere squisito, pp. 250, Eris 2024; euro:16,00

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